L’artrosi d’anca, o coxartrosi, è una condizione in cui la cartilagine dell’articolazione dell’anca si deteriora progressivamente.
Riscontrata maggiormente dopo i 60 anni per via dell’aumento dell’aspettativa di vita media della popolazione, può in alcuni casi presentarsi in giovane età a causa di altri fattori, come l’esecuzione di particolari sport o a seguito di traumi all’articolazione.
Considerando che si tratta di una condizione a carattere degenerativo, i sintomi, inizialmente lievi, tendono con il tempo all’ingravescenza, fino anche a limitare seriamente la deambulazione.
Vediamo, dunque, come si presenta e in che modo si sviluppa un’artrosi d’anca.
L’artrosi d’anca, conosciuta anche con il termine di coxartrosi, vede il progressivo deterioramento della cartilagine articolare con l’avanzare dell’età, in quanto le cellule del nostro corpo tendono a indebolirsi con il passare del tempo.
Se ne identificano 2 forme principali:
Alcuni fattori inoltre favoriscono l’instaurarsi dell’artrosi precoce, come:
Si stima che l'artrosi all'anca abbia un’incidenza di circa 470 casi ogni 100.000 persone all’anno, con numeri leggermente più alti (495) in riferimento alle donne di età compresa tra i 70 e i 79 anni.
È, inoltre, la malattia a carattere cronico più comune nell’anziano.
Il sintomo principale della coxartrosi è il dolore durante il movimento, che si placa a riposo.
Nelle prime fasi è avvertito principalmente all’altezza dell’inguine e si irradia fino alla zona anteriore e interna della coscia, raggiungendo in alcuni casi il ginocchio.
È presente solo durante la fase di carico, diventando sempre più persistente nelle fasi avanzate e manifestandosi anche di notte e a riposo.
Altri sintomi riscontrati sono:
Come accennato prima, il dolore all’anca si avverte durante il carico, per cui nelle prime fasi si riscontra:
È proprio il dolore riscontrato durante le semplici azioni quotidiane a essere il primo campanello d’allarme della coxartrosi, per cui si consiglia di sottoporsi a visita specialistica soprattutto se viene avvertito spesso e se il paziente ha più di 50 anni d’età.
Va sottolineato, infatti, come la diagnosi precoce che permette di individuare una sclerosi dei tetti acetabolari, consente di procedere con terapie non invasive ed allontanare nel tempo un eventuale impianto di protesi d’anca.
I trattamenti, infatti, sono diversi, specifici per ogni fase della degenerazione cartilaginea.
La causa principale della coxartrosi è l’invecchiamento.
Come già detto, in questo caso si parla di artrosi idiopatica, in cui la condizione è data dall’avanzare dell’età.
Altre cause che possono favorirne l’insorgenza precoce sono:
Possiamo dividere le terapie per l’artrosi dell’anca in base alla gravità della patologia:
Per quanto riguarda la coxartrosi grave, generalmente la soluzione che viene adottata è l’impianto di protesi d’anca: negli altri due stadi, le terapie possono essere farmacologiche o di medicina rigenerativa, associate generalmente a percorsi fisioterapici.
Le terapie farmacologiche associate a fisioterapia permettono di controllare il dolore con efficacia e di rinforzare i muscoli a supporto dell’articolazione dell’anca.
Nelle primissime fasi della degenerazione, si prescrive l’assunzione di farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) per tenere il dolore sotto controllo, evitando naturalmente gli sforzi eccessivi.
Numerosi studi si sono soffermati, inoltre, sull’importanza dell’esercizio fisico regolare nella gestione della coxartrosi, per cui spesso si consiglia in associazione all’assunzione dei FANS.
Le infiltrazioni di acido ialuronico direttamente sulla zona interessata si sono dimostrate utili per contrastare il dolore nelle prime fasi di degenerazione: tuttavia, quando il danno è di entità moderata, sia i FANS che le infiltrazioni possono essere insufficienti.
Considerando che l’artrosi d’anca prevede anche una diminuzione del liquido sinoviale dell’articolazione, sostanza con una viscosità molto elevata, data appunto dalla presenza di acido ialuronico, questa tipologia di infiltrazione ha l’obiettivo di reinserire nell’organismo le componenti fisiologiche mancanti, migliorando la sintomatologia causata dalla frizione.
La medicina rigenerativa ha riscontrato in questi ultimi anni degli importanti risultati per quanto riguarda la gestione del dolore dato dall’artrosi d’anca.
Come responsabile di Medicina Rigenerativa dell’Unità C.A.S.C.O. dell’IRCCS Istituto Ortopedico Galeazzi, negli anni ho avuto modo di vedere, in numerosi pazienti, ottimi risultati, frutto di anni di ricerca e di studi di medicina rigenerativa per le articolazioni di anca e di ginocchio.
Le soluzioni più importanti disponibili al momento sono:
Entrambe le procedure stimolano i processi rigenerativi della cartilagine, specialmente le cellule staminali, che continuano ad essere una soluzione sempre più scelta dai pazienti.
Questi trattamenti, inoltre:
Come già detto in precedenza, l’impianto di protesi d’anca è l’intervento d’elezione nelle degenerazioni cartilaginee gravi, in cui si manifesta dolore in modo costante e la funzionalità articolare è seriamente compromessa.
L’intervento richiede un periodo di riabilitazione per poter ottenere nuovamente una deambulazione ottimale, in quanto la sola operazione non restituisce la massima funzionalità ottenibile, ma richiede impegno e costanza durante il post-operatorio.
