La cartilagine è un tipo molto particolare di tessuto connettivo: le sue caratteristiche di elasticità e resistenza la rendono ideale per moltissimi usi, fra i quali quello di protezione per le articolazioni.

Purtroppo, però, si tratta anche di un tessuto molto soggetto al deterioramento: con l’avanzare degli anni, infatti, la sua presenza si riduce significativamente: questo avviene sia per via della degenerazione dovuta ai traumi grandi e piccoli ed all’usura.

Come chirurgo ortopedico, nonché responsabile della medicina rigenerativa per quanto riguarda l’unità di Chirurgia Articolare Sostitutiva e Chirurgia Ortopedica [CASCO] dell’Istituto Ortopedico Galeazzi, posso dire di conoscere piuttosto bene questo problema e tutte le possibilità che la medicina offre per arrestare questa degenerazione.

Fra esse, la crescente importanza della medicina rigenerativa mi impone di cercare di fare un po’ di chiarezza sull’argomento, che è piuttosto complesso e si presta quindi ad interpretazioni sbagliate.
Torna in Cima

Che cos’è la medicina rigenerativa?

Lo sviluppo di nuove tecnologie spesso permette di utilizzarle in ambiti diversi con successo: la medicina rigenerativa è nata nell’ambito della chirurgia plastica, con lo scopo di aiutare la guarigione dei pazienti vittime di ustioni.

Da una decina di anni circa si utilizza con soddisfacenti risultati anche in ambito ortopedico, dove ci sia la necessità di favorire un processo di rigenerazione di tessuti deteriorati.

Nonostante vi siano molti aspetti ancora in fase di studio, si tratta di procedure sicure, in utilizzo da tempo, che si basano sull’infiltrazione di cellule autologhe [prelevate dallo stesso paziente] che vengono trattate ed utilizzate in alte concentrazioni, esattamente dove serve.

Esistono ovviamente delle differenze fra le diverse tecniche: alcune sono più adatte a determinati scopi o per essere utilizzate in alcuni tipi di paziente.

È importante chiarire che tutte le tecniche attualmente utilizzate sono utili contemporaneamente in due modi diversi: controllano l’infiammazione articolare e stimolano la guarigione dei tessuti cartilaginei.

L’efficacia di quest’ultimo meccanismo, però, dipende in gran parte dall’effettivo potenziale di rigenerazione dei tessuti stessi, che è ovviamente molto più ampio nei pazienti più giovani e può essere quasi inesistente in quelli d’età avanzata.

In questi ultimi pazienti è quindi probabile che la medicina rigenerativa produca risultati assai più limitati, seppur apprezzabili.
Torna in Cima

prp-laboratorio

Che cos’è il PRP?

Il Plasma Ricco di Piastrine [PRP] è un preparato che si ottiene rapidamente attraverso un prelievo di sangue, che viene poi sottoposto a centrifugazione per liberarlo dalle impurità ed aumentarne la concentrazione.

In seguito al prelievo, può essere conservato per qualche tempo ed utilizzato in più infiltrazioni, per conseguire il massimo risultato da questa tecnica. Gli effetti del trattamento si potranno constatare nell’arco di qualche settimana, il tempo necessario al pieno assorbimento della terapia da parte dell’articolazione interessata.

Le piastrine del sangue del paziente viene prelevato, raccolto e centrifugato a velocità variabili fino a separare tre strati:

  • plasma povero di piastrine [platelet poor plasma PPP];
  • plasma ricco di piastrine [platelet rich plasma PRP];
  • globuli rossi [red blood cells].

Torna in Cima

Cosa sono le cellule staminali da tessuto adiposo [Lipogems®]?

Il trattamento con Lipogems non è molto dissimile dal precedente, almeno dal punto di vista del paziente.

La differenza più evidente è che il prelievo riguarda il tessuto adiposo, attraverso una piccola liposuzione mirata.

Da questo vengono poi estratte le cellule staminali mesenchimali che, purificate dalle componenti infiammatorie, possono essere utilizzate attraverso le infiltrazioni, in maniera analoga al PRP: anche in questo caso, i risultati si stabilizzano dopo qualche settimana.
Torna in Cima

Medicina rigenerativa e artrosi d’anca

L’utilizzo di PRP e Lipogmes ha significato sui pazienti non candidabili alla chirurgia perché troppo anziani e per lenire il dolore e tentare di indurre una guarigione almeno parziale; oppure in pazienti che soffrono di artrosi nella fase iniziale, allo scopo di scongiurare la necessità di un intervento di impianto della protesi o almeno allontanarla nel tempo.
Torna in Cima

Chi sono i candidati ideali?

Non esistono, almeno a mio parere, candidati ideali per la medicina rigenerativa.

Utilizzate nella maniera giusta, affidandosi ad uno specialista esperto, le procedure hanno comunque un effetto apprezzabile sulla grande maggioranza dei pazienti e la loro scarsa invasività minimizza la possibilità di effetti secondari fastidiosi. L’unica perplessità, come abbiamo già accennato, rimane sui pazienti di età avanzata, che talvolta non hanno particolari benefici.
Torna in Cima

I limiti della medicina rigenerativa

Esistono ovviamente dei casi nei quali la medicina rigenerativa non è indicata, come nei pazienti affetti da malattie autoimmuni, tumori o infezioni: in questi casi effettuare il trattamento potrebbe essere addirittura pericoloso .

I veri limiti delle tecniche rigenerative sono però legati all’avanzamento del processo di degenerazione, che è difficilissimo invertire o arrestare quando si raggiunge un determinato livello. Non è ovviamente possibile far ricrescere la cartilagine quando l’articolazione è deteriorata oltre un certo limite, tantomeno creare tessuti dove non c’è più nulla!
Torna in Cima

vecchi-che-corrono

La protesi dell’anca: l’unica soluzione definitiva al processo degenerativo

La degenerazione articolare è un processo irreversibile [nella coxartrosi], dovuto al trascorrere del tempo ed alla naturale usura dei tessuti.

Quindi non si può affermare che la medicina rigenerativa sia una soluzione definitiva al problema: può rallentare o arrestare per qualche tempo l’artrosi e, in pazienti giovani, può persino farla regredire significativamente.

In futuro sarà forse possibile che l’efficacia delle tecniche utilizzate aumenti e sia possibile ottenere risultati ancora migliori; è tuttavia giusto spiegare che attualmente l’unica soluzione decisiva al problema della coxartrosi sintomatica non responsiva alle terapie farmacologiche e fisioterapiche, almeno per la maggioranza dei pazienti, è rappresentata dalla sostituzione delle parti anatomiche danneggiate con protesi meccaniche.
Torna in Cima

Risolvi ora il tuo problema con una visita specialistica