Ginocchio

Il ginocchio

Il presupposto per una buona funzione del ginocchio è la sua mobilità basata sui movimenti coordinati, stabili, con un arco di escursione adeguato e con una potenza sufficiente.

La mobilità inadatta provoca carichi eccentrici, degenerazione cartilaginea e lesioni meniscali.

L’artrosi deriva per lo più da un problema meccanico primario che provoca carichi che la cartilagine articolare non è in grado di sopportare.

I 6 gradi di libertà del ginocchio

Il movimento più evidente del ginocchio è la flessione, tuttavia può potenzialmente eseguire un numero maggiore di movimenti, possedendo sei gradi di libertà:

  • tre traslazioni [antero-posteriore, medio-laterale e infero-superiore];
  • tre rotazioni [flessione-estensione, rotazione interna-esterna, adduzione-abduzione].

Nel ginocchio sano questi gradi di libertà sono controllati da vari fattori: legamenti, capsula articolare, congruità ossea, menischi e contrazioni neuromuscolari coordinate.

Un deficit in qualsiasi parte di questo schema indurrà movimenti anomali, permettendo carichi abnormi che spesso nel tempo determinano un’artrite degenerativa.

I menischi svolgono un ruolo significativo nella distribuzione del carico.
Sperimentalmente, se dovessero venire asportati i menischi, l’area che sostiene il carico di ciascun condilo [parte distale del femore che forma il ginocchio, uno interno ed uno esterno] si ridurrebbe da 6 a 2 cm quadrati; questo fenomeno ha una notevole influenza sulla sottostante cartilagine articolare.

Anatomia del ginocchio

La forma e la dimensione della superficie articolare determina il carico, la stabilità e l’arco del movimento.

I condili femorali sono biconvessi; sotto carico le superfici del ginocchio raggiungono una migliore congruenza che contribuisce alla stabilità globale; viceversa un’anomalia come ad esempio un condilo femorale laterale congenitamente piccolo contribuirà all’artrite del comparto laterale del ginocchio diminuendo la superficie di contatto e producendo un orientamento in valgismo della gamba aumentandone il carico.

I legamenti esercitano la funzione di stabilizzare il ginocchio. Il legamento collaterale mediale si oppone all’angolazione in valgismo, mentre il legamento collaterale laterale si oppone all’angolazione in varismo. Il legamento crociato anteriore [LCA] si oppone allo spostamento anteriore della tibia [soprattutto quando il ginocchio è in flessione] e alla rotazione interna.
Il legamento crociato posteriore [LCP] si oppone allo spostamento posteriore della tibia e alla rotazione esterna.

Tutti i muscoli che incrociano il ginocchio possono contribuire alla sua stabilità dinamica; i muscoli possono parzialmente compensare l’alterata meccanica del ginocchio.

La cartilagine articolare assorbe le sollecitazioni di un carico meccanico grazie alla sua elasticità e alla sua capacità di deformarsi. Fornisce anche una superficie liscia per facilitare il movimento di scorrimento dell’articolazione.

Le patologie del ginocchio

Le patologie che interessano il ginocchio sono molteplici, da disturbi infiammatori dei tessuti molli superficiali [borsiti, tendiniti], a lesioni legamentose extra ed intra-articolari, a sofferenze o lesioni meniscali, a danni cartilaginei.

Ogni patologia ha un suo percorso diagnostico/terapeutico.

Sicuramente a prescindere dalla causa, la storia del paziente e la valutazione clinica sono passi fondamentali per indirizzare il medico a scegliere quale esame strumentale eseguire per confermare o chiarire il dubbio diagnostico.

Normalmente gli esami di laboratorio sono dedicati per alcune patologie specifiche [artrite reumatoide, gotta, artrite settica], mentre più comune è ricorrere a radiografie, ecografia, risonanza magnetica [RM] e tomografia computerizzata [TAC]:

  • un esame radiografico in carico del ginocchio è essenziale in alcune patologie [artrosi], poco utile in altre [esione meniscale];
  • un esame ecografico è utile nel caso di disturbi dei tessuti molli superficiali [tendinopatia del rotuleo, stiramento collaterale];
  • una RM è invece un esame completo che fornisce informazioni utili sia sulla componente ossea [edema osseo, algodistrofia] sia sui tessuti molli [grado e dimensione della lesione cartilaginea, lesioni meniscali, versamento, corpi liberi, tendinopatie].

Lo studio TAC per me ha una valenza in campo traumatologico, nel caso di anomalie strutturali ad esempio della superficie femoro-rotulea, nel caso di impossibilità ad eseguire RM [presenza di pace-maker].

Il capitolo “terapia” prevede sempre e comunque una stretta collaborazione tra medico e paziente, nessuna procedura deve essere vissuta “passivamente” dal paziente. Nelle sezioni dedicate alle patologie di mia competenza analizzerò le diverse opzioni terapeutiche.

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