Sono sempre di più le persone che hanno bisogno di un intervento chirurgico per l’impianto di una protesi articolare: i dati epidemiologici, che risalgono al 2014, indicano che soltanto in Italia ne sono stati eseguiti più di 175.000, un numero certamente destinato a crescere ancora a causa dell’innalzamento dell’età media della popolazione.

Più di centomila fra questi sono interventi per la sostituzione (totale o parziale) dell’articolazione coxofemorale, quella che collega il bacino e la coscia e che nel linguaggio comune è detta anca.
Torna in cima

La coxartrosi

La cartilagine è un tipo di tessuto più flessibile e liscio di quello osseo.

In età infantile ricopre quasi la totalità dello scheletro ed ha un ruolo nell’accrescimento delle ossa mentre in seguito, dopo l’adolescenza, ha la funzione di minimizzare l’attrito fra le superfici articolari ed ammortizzare i piccoli traumi cui sono sottoposte.

L’artrosi è una patologia di natura degenerativa, che affligge proprio le superfici articolari causando la degenerazione delle cartilagini; quando colpisce l’articolazione coxofemorale prende il nome di coxartrosi ed è particolarmente fastidiosa ed invalidante anche per via dell’importante funzione dell’anca nelle nostre attività quotidiane.
Torna in cima

La protesi d’anca

L’artrosi può essere rallentata e, nelle sue fasi iniziali, può persino essere arrestata per lunghi periodi, attraverso metodi non invasivi come la riabilitazione e la medicina rigenerativa.

È molto raro, tuttavia, che regredisca senza il ricorso ad un intervento chirurgico; l’unica soluzione definitiva a questo problema è la sostituzione dell’articolazione che ne è affetta con una protesi funzionale.

Si tratta di un intervento che costituisce uno standard di trattamento da quasi mezzo secolo, con altissime percentuali di successo e di soddisfazione del paziente (in merito al recupero funzionale).
Torna in cima

Riabilitazione protesi anca

È molto importante che i pazienti che si debbono sottoporre ad un simile intervento capiscano bene che, come avviene per molte procedure di ortopedia, il loro contributo all’esito del trattamento chirurgico è fondamentale tanto quanto quello dell’equipe medica.

È infatti dimostrato che seguire diligentemente le indicazioni in merito ad esercizi e comportamenti da tenere per una riabilitazione di protesi d’anca ottimale sia indispensabile per massimizzare il risultato ed accelerare il recupero fisico.

Proprio per aiutare i pazienti in questo compito, ho deciso di mettere insieme alcuni suggerimenti per ottenere il miglior esito dall’installazione della protesi.
Torna in cima

Il recupero della funzionalità articolare

recupero funzionalità articolare protesi anca

È bene evitare, specialmente nei primi mesi successi all’intervento, di chinare la schiena mantenendo le gambe distese, e di incrociarle; queste accortezze servono per i primi mesi post-operatori (normalmente 4/6 mesi) per evitare di stressare la neo articolazione.
Torna in cima

1) Come sedersi e come alzarsi dalla sedia

Specialmente nei primi tempi, quando si utilizzano ancora le stampelle, bisognerebbe prestare molta attenzione a come ci si siede dopo una protesi d’anca.

La procedura più sicura prevede di posizionare le gambe in modo che la parte posteriore delle ginocchia sia a contatto con la sedia, tenendo le stampelle nella mano corrispondente al lato dell’anca operata.

In questo modo, mentre si raggiunge la posizione seduta sarà possibile caricare il peso sulla gamba sana, aiutandosi con le stampelle per mantenere l’equilibrio.

Per alzarsi dalla sedia, vale lo stesso principio: è meglio posizionare il piede corrispondente al lato operato più lontano dell’altro, avvicinarsi al bordo della sedia e caricare il peso sulla stampella e sulla gamba non operata.

In generale, nei primi mesi non è comunque indicato sedersi in posizioni che prevedono una flessione del ginocchio oltre i 90°.
Torna in cima

2) Come salire e scendere dal letto

Quando si sale sul letto dopo una protesi d’anca, è importante fare attenzione a non sollecitare il lato operato.

Una volta seduti sul bordo, potrete far scivolare le anche indietro sostenendovi con le braccia e quindi far scorrere le gambe sul letto facendo in modo da sollevarle lateralmente, a partire dal lato nel quale è stata impiantata la protesi.

Per scendere, si può ovviamente utilizzare la procedura opposta: far scivolare le gambe in modo che i talloni si posizionino fuori dal bordo del letto e sostenere il peso del corpo con le braccia fino a quando i piedi non toccano terra, quindi alzarsi facendo ancora leva sulle braccia.
Torna in cima

3) Come salire e scendere dalla macchina

Prima di salire in macchina, dopo una protesi d’anca, sarebbe bene portare il sedile anteriore più lontano dalla plancia e reclinarlo leggermente, in modo da poter tenere la gamba operata completamente distesa.

Una volta effettuata questa operazione, la procedura più semplice prevede di avvicinare il retro delle ginocchia al sedile e quindi scendere con cautela, con la mano destra appoggiata al sedile stesso e quella sinistra alla plancia, in modo da non caricare il proprio peso sulla gamba operata, che andrebbe tenuta dritta durante l’intera operazione.

Per scendere, invece, bisogna appoggiare prima di tutto i piedi per terra ed utilizzare le braccia proprio come per salire.
Torna in cima

La rieducazione al passo

rieducazione al passo protesi anca

Nei primi giorni dopo l’intervento è necessario essere aiutati per ricominciare gradualmente a camminare.

Il recupero dell’autonomia nella deambulazione non è uguale per tutti e dipende da molti fattori: alcune persone sono in grado di camminare autonomamente dopo poche settimane (anche se il dolore può metterci più tempo a scomparire).

Mantenersi in attività, pur senza eccedere, è l’unico modo per garantire il massimo risultato dal punto di vista del recupero funzionale.

Torna in cima

1) Utilizzo del deambulatore

Il deambulatore andrebbe sempre posizionato avanti di un passo rispetto alle proprie gambe.

Il suo scopo è quello di sostenere la maggior parte del peso del corpo nel momento in cui dovrebbe invece essere caricato sulla gamba operata. Quando il deambulatore viene spostato in avanti (con l’aiuto delle braccia) il peso del corpo deve quindi essere sostenuto dall’arto sano.
Torna in cima

2) Utilizzo delle stampelle

Anche per le stampelle vale lo stesso principio: servono a sostenere il peso invece di caricarlo sull’arto operato, quindi nel momento in cui debbono essere spostate il peso del corpo va caricato sulla gamba sana.
Torna in cima

3) Salire e scendere le scale con le stampelle

Per salire le scale, è importante tenere le stampelle nella mano opposta al lato in cui è stata installata la protesi, in modo da appoggiare il peso sulla stampella quando la si deve sollevare, mentre con l’altra mano ci si regge al corrimano.

Per scenderle è molto importante anche tenere sempre il piede della gamba non operata un gradino più in alto, per evitare che la protesi d’anca sia sollecitata eccessivamente.
Torna in cima

Esercizi pre-operatori e post-operatori

Nel caso sia possibile, è molto utile iniziare ad eseguire alcuni degli esercizi che saranno proposti nel programma di riabilitazione anche prima dell’operazione stessa, nei mesi immediatamente precedenti compatibilmente con la condizione di dolore.

La riabilitazione sarà poi ricominciata il giorno stesso dell’intervento o al massimo il giorno successivo; è infatti noto che svolgere subito attività fisica (ovviamente leggera), oltre ad accelerare il recupero sia un fattore che protegge anche da eventuali complicanze post operatorie.
Torna in cima

Risolvi ora il tuo problema con una visita specialistica