Lussazione dell'anca: sintomi, cure e convalescenza

La lussazione dell’anca è una condizione che richiede un intervento immediato.

Considerando che generalmente si verifica a causa di traumi importanti, può essere associata ad altre patologie, che impediscono sensibilmente la naturale deambulazione.

In questo articolo vedremo come si verifica, quali possono essere le complicanze legate a questo evento e quali sono i trattamenti disponibili in ortopedia.

Una breve premessa: non affronteremo in questa sede la lussazione congenita (o displasia congenita dell’anca), ma parleremo esclusivamente della lussazione di tipo traumatico.

La lussazione dell'anca

lussazione anca

Come abbiamo già detto prima, la lussazione dell’anca è generalmente determinata da un evento traumatico.

Quando si parla di lussazione in ortopedia, si intende la perdita di contatto tra le ossa in un’articolazione. Possiamo distinguerne fondamentalmente due tipi:

  • completa, quando il contatto viene a mancare totalmente;
  • incompleta, quando si preserva un minimo contatto.

La lussazione dell’anca, dunque, prevede la fuoriuscita totale o parziale del femore dall’acetabolo.

Può verificarsi a seguito di traumi molto gravi, come:

  • incidenti stradali frontali;
  • cadute da altezze elevate.

Questa condizione viene considerata un’emergenza ortopedica, pertanto meno tempo intercorre tra l’incidente e il trattamento, meglio è.

La frattura dell’acetabolo

frattura acetabolo

Una condizione non del tutto rara che si presenta a seguito degli incidenti stradali è la frattura dell’acetabolo, con possibile lussazione della testa del femore.

Questo tipo di lesione è conseguenza del forte impatto che si viene a creare, associato alla posizione che viene assunta durante la guida.

Alcuni studi hanno sottolineato, infatti, come al momento dell’incidente:

  • l’anca in adduzione possa portare a frattura del ciglio cotiloideo senza lussazione;
  • l’anca in lieve abduzione possa portare a frattura della parete posteriore del cotile con lussazione annessa.

In quest’ultimo caso, la lesione può non essere completamente visibile nelle radiografie in proiezione antero-posteriore, ma particolarmente evidente in proiezione assiale.

Ribadisco l’importanza della valutazione attenta e immediata della lesione, in quanto i frammenti ossei possono compromettere la vascolarizzazione, esponendo ulteriormente il paziente alla necrosi dei tessuti e all’artrosi precoce.

I sintomi della lussazione dell'anca

lussazione anca sintomi

La lussazione si associa ad un forte dolore a livello dell’anca, spesso accompagnato da:

  • deformazione della zona;
  • gonfiore e calore.

Lo spostamento del femore dalla sua sede può, comunque, causare altre complicazioni come:

frattura femore
  • osteonecrosi della testa del femore, in cui l’afflusso di sangue all’osso viene a mancare;
  • possibili lesioni al nervo sciatico (in una buona percentuale di casi);
  • frattura della fossa acetabolare, come in caso di incidente;
  • frattura del femore.

Quando il dislocamento comporta la pressione del nervo sciatico, è possibile che si verifichi una perdita di sensibilità e un intorpidimento della gamba interessata.

Diversi studi, inoltre, hanno confermato che le lussazioni di anca aumentano la possibilità di insorgenza precoce della coxartrosi.

Le cure per la lussazione dell'anca

Come già anticipato precedentemente, la lussazione dell’anca è un’emergenza medica, che va trattata il prima possibile.

Vengono principalmente utilizzati due approcci:

  • riduzione manuale o chiusa;
  • intervento chirurgico.

Riduzione manuale o chiusa

La riduzione manuale o chiusa deve essere effettuata entro 6 ore dall’evento traumatico, onde evitare o ridurre sensibilmente il rischio di osteonecrosi della testa del femore o altre complicazioni.

Viene effettuata sotto sedativo o in anestesia, in quanto riportare il femore in sede con queste procedure, essendo manuali, è particolarmente doloroso.

Intervento chirurgico

riduzione lussazione anca

Si opera in genere quando la riduzione manuale non va a buon fine e quando vi sono:

  • fratture;
  • frammenti di osso tra femore ed acetabolo;
  • situazioni di instabilità dell’anca.

È possibile dover ricorrere all’impianto di protesi d’anca in alcune tipologie di frattura o quando si verifica un’osteonecrosi della testa del femore a distanza dall’evento traumatico: il “periodo finestra”, ove il rischio di comparsa di necrosi ossea è maggiore, sono i primi 9 mesi dal trauma.

È un intervento molto comune, in quanto viene eseguito anche nei casi di coxartrosi, patologia che prevede l’usura della cartilagine dell’anca con l'avanzare dell’età.

La convalescenza

lussazione anca riabilitazione

Una volta ristabiliti i rapporti articolari, è fondamentale un periodo di immobilizzazione con un tutore adeguato per almeno un mese, seguito poi da un percorso riabilitativo.

A seguito del riposizionamento del femore nell’acetabolo, è assolutamente necessario fare attenzione ai movimenti di rotazione interna e di adduzione: questi, infatti, possono creare una situazione di instabilità dell’articolazione interessata.

Sarà molto utile, invece, rinforzare i seguenti muscoli:

  • il piriforme, che parte dalla parte anteriore dell’osso sacrale;
  • il piccolo gluteo, dalla faccia esterna dell’ileo;
  • il grande gluteo, che contribuisce alla deambulazione e alla stazione eretta;
  • l’otturatore esterno, che prende origine dall’ischio;
  • l’ileo psoas, costituito da due ventri muscolari, che ha origine dalle prime 4 vertebre lombari.

Questi muscoli, ad eccezione dell’ileo psoas, arrivano fino al grande trocantere, mantenendo saldo il femore all’anca.

L’ileo psoas arriva, invece, al piccolo trocantere, risultando un muscolo responsabile della flessione della gamba e della colonna.

La riabilitazione è, quindi, fondamentale per riprendere il corretto movimento, rinforzando in modo specifico questi muscoli per rieducare correttamente l’articolazione.

dottor Federico Valli Chirurgo Ortopedico

dr. Federico Valli


Medico Chirurgo
Specializzato in Anca e Ginocchio

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