Spesso quando si sente parlare di coxartrosi non si ha ben chiaro in cosa consista: per questo ho deciso di scrivere questo articolo, per cercare di dare le informazioni il più possibile dettagliate e chiarire ogni dubbio.

La terminologia infatti è abbastanza complessa, partendo proprio dal nome con cui noi medico definiamo l’artrosi d’anca, ma cercherò di rendere i concetti nel modo più semplice possibile: è proprio la consapevolezza, e la corretta informazione, il primo vero passo in avanti verso la guarigione.

Per iniziare, è necessario avere un quadro generale della struttura dell’anca, per capire in quali punti è possibile soffrire di coxartrosi va ad agire, per poi vedere di cosa si tratta, quali sono i sintomi, le cause, le varie forme e i possibili trattamenti attuabili per la coxartrosi.
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Com’è fatta l’anca?

articolazione anca

L’articolazione dell’anca è composta da due ossa: l’acetabolo (la parte del bacino) e la testa del femore. Queste due ossa hanno un rivestimento cartilagineo che permette il movimento fra loro: l’articolazione viene mantenuta salda da una robusta capsula articolare, che impedisce la fuoriuscita del femore dall’acetabolo.

Fondamentalmente, il femore si inserisce dentro l’acetabolo (o fossa acetabolare) e, per permettere un movimento agevole, è necessario che la cartilagine tra queste due ossa sia integra.

La membrana sinoviale, inoltre, ricopre l’articolazione e secerne una piccola quantità di liquido che permette il movimento delle due ossa senza frizione.
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Cos’è la coxartrosi?

La coxartrosi (o artrosi d’anca) è una condizione di usura della cartilagine della fossa acetabolare e della testa del femore, che non permette più il movimento agevole delle due ossa, in quanto entrano in contatto diretto tra loro, provocando dolore.

Lo strato cartilagineo che ricopre le due ossa viene a mancare, provocando dolore e difficoltà nel movimento.

La coxartrosi è una condizione che si presenta solitamente dopo i 60 anni, anche se possono esistere casi di coxartrosi giovanile.

Questa patologia, inoltre, ha un’incidenza maggiore nel sesso femminile.
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Coxartrosi: sintomi

  • I principali sintomi di coxartrosi sono:
  • dolore;
  • fianchi rigidi.

Il dolore si presenta principalmente all’altezza dell’inguine, ma può estendersi:

  • alla parte anteriore o posteriore della coscia;
  • al gluteo;
  • al ginocchio.

Spesso si presentano dei rumori, come degli scricchiolii all’altezza dell’anca, dati dall’usura della cartilagine e dal conseguente contatto delle ossa.

In base ai sintomi possiamo classificare tre stadi di coxartrosi, prendendo in considerazione l’intensità del dolore e la difficoltà di movimento.

  • 1° stadio: i dolori sono periodici, in genere a seguito di attività fisica intensa. I dolori sono nella zona inguinale e tendono a svanire dopo un periodo di riposo, inducendo i pazienti a trascurare la sintomatologia.
  • 2° stadio: i dolori sono più forti e interessano una zona più vasta, estendendosi anche alla coscia. Il dolore può presentarsi anche con gli arti a riposo.
  • 3° stadio: ultima fase, nonché la più grave. Il dolore è intenso anche a riposo, rendendo difficili movimenti semplici come salire le scale o, banalmente, camminare.

Se ignorata, la coxartrosi può portare a ipotrofia dei muscoli quadricipiti, con conseguente debolezza dei tessuti e perdita della funzione motoria.
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Cause e fattori di rischio

Come abbiamo già detto, la causa principale è l’usura della cartilagine presente nell’articolazione dell’anca.

I fattori di rischio sono:

  • età avanzata;
  • obesità;
  • stile di vita sedentario;
  • infortuni passati all’anca;
  • diabete;
  • altre forme di artrite.

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Coxartrosi primaria e secondaria

La coxartrosi può essere primaria, quando si risconta a seguito dell’invecchiamento dei tessuti, l’usura ed i piccoli traumi dovuti ad un eccessivo utilizzo, oppure secondaria, ovvero si presenta a seguito di patologie.
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Coxartrosi primaria

Quando le cause sono attribuibili al naturale invecchiamento del paziente, all’usura dell’articolazione o a piccoli traumi di natura meccanica, si parla di coxartrosi primaria, ed è un condizione purtroppo molto comune negli anziani o negli sportivi, anche in giovane età.

Molto comune oltre i 60 anni di età, la coxartrosi può manifestarsi anche in pazienti giovani, in genere a seguito di traumi che interessano l’anca o per uno stile di vita sedentario associato ad obesità.

Quando la patologia interessa entrambi i lati si parla di coxartrosi bilaterale.
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Coxartrosi secondaria

La coxartrosi secondaria, come già anticipato, è causata da altre patologie, come il morbo di Perthes o la displasia congenita dell’anca.

Si associa ad anomalie nella struttura dell’anca, che con il passare del tempo usurano gravemente la cartilagine.

Le anomalie morfologiche possono interessare entrambe le ossa che fanno parte dell’articolazione.

Possiamo parlare di:

  • anomalie congenite o acquisite dell’anca, come coxa valga o coxa vara;
  • difetti interessanti l’acetabolo, ad esempio la mancanza della copertura della testa del femore, come nei casi di displasia congenita;
  • ipoplasia congenita femorale, ovvero lo sviluppo mancato della parte superiore del femore;
  • malattie congenite della cartilagine;
  • morbo di Perthes, che riduce l’afflusso di sangue portando a osteonecrosi della testa femorale con successiva frattura.

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La diagnosi di coxartrosi

la coxartrosi

Per comprendere le origini del dolore e avere una diagnosi di coxartrosi bisogna sottoporsi a radiografia (RX) e risonanza magnetica.

Considerando che la coxartrosi è una patologia che colpisce principalmente le persone anziane, che spesso convivono con diverse patologie, bisogna escludere tutte le possibili condizioni.

È possibile, infatti, che la patologia sia secondaria ad altre malattie.

Vi sono dei segnali in radiografia che possono indicare la presenza di coxartrosi, quali osteofiti (piccole escrescenze alla testa del femore), geodi (lacune o cavità date da riassorbimento osseo, tipico delle manifestazioni d’artrosi) e riduzioni degli spazi articolari (in quanto la cartilagine viene, col tempo, a mancare).
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Le soluzioni per la  coxartrosi

Nel primo e nel secondo stadio si può fare affidamento alla medicina rigenerativa.

Inoltre, nelle fasi iniziali della malattia, si possono anche adottare soluzioni conservative quali antinfiammatori, FANS, e sedute di fisioterapia, sempre che sia diagnosticata in tempo.
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Medicina rigenerativa

Le applicazioni in campo ortopedico della medicina rigenerativa riescono sempre più a migliorare la qualità della vita dei pazienti che vi si sottopongono: in quanto responsabile di Medicina Rigenerativa dell’Unità C.A.S.C.O. dell’IRCCS Istituto Ortopedico Galeazzi, studio e applico costantemente le conoscenze in questo campo e vedo in prima persona i risultati.

La medicina rigenerativa sfrutta il potere rigenerativo del nostro organismo, incentivando i tessuti colpiti da malattie, traumi e invecchiamento a riformarsi in autonomia.

Con il PRP e il Lipogems®, è possibile rallentare il processo degenerativo della coxartrosi, fornendo anche un contributo anti-infiammatorio alla zona colpita.

Considerando che queste tecniche amplificano il potere rigenerativo dei tessuti, sono più efficaci in pazienti giovani e vengono utilizzate nei casi di coxartrosi lieve o moderata (al primo o al secondo stadio).

I vantaggi di queste due tecniche stanno nella scarsissima invasività, che vedremo ora nel dettaglio.
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PRP

Tramite l’iniezione di un gel ricco di piastrine ottenuto attraverso un prelievo di sangue del paziente, la tecnica PRP permette di iniettare una soluzione ricca di piastrine che permettono di stimolare la rigenerazione della cartilagine dell’anca.

IL PRP (Platelet Rich Plasma, ovvero Plasma ricco di piastrine) viene anche chiamato “gel piastrinico” e consiste nella centrifugazione di un campione di sangue del paziente da trattare, processandolo per ottenere una frazione piastrinica.

Le piastrine rilasciano numerose sostanze, tra cui i fattori di crescita, che riducono l’infiammazione: queste vengono iniettate nell’articolazione dell’anca, attivandosi e stimolando la rigenerazione.

Questa procedura permette molteplici iniezioni nel tempo, in quanto viene utilizzato il sangue dello stesso paziente con coxartrosi.
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Lipogems®

Similmente al PRP, il Lipogems® consiste nell’infiltrazione di cellule staminali mesenchimali di tipo adiposo, prelevate dall’addome, nella zona dell’anca.

A differenza del PRP, questa tecnica risulta leggermente più invasiva, in quanto trattandosi di una piccola liposuzione, è necessario effettuarla in sala operatoria.

Una volta prelevato il tessuto adiposo, questo viene filtrato e microframmentato, così da ottenere un composto di cellule staminali che aiuta la naturale capacità riparativa del corpo umano.
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La protesi d’anca

La scelta chirurgica di impianto di una protesi d’anca per la coxartrosi viene fatta quando la patologia è in stato avanzato o in ultimo stadio: è necessario, per questo, tenere in considerazione le condizioni generali del paziente, che può soffrire di stati immunodepressi, disturbi neurologici, diabete, problemi di coagulazione e altre malattie che possano interferire con il successo dell’operazione di protesi d’anca.

La scelta finale spetta al paziente, che deve conoscere nel dettaglio i passaggi dell’operazione e collaborare con lo specialista per ottenere il massimo nel recupero post-operatorio.

In base alle condizioni del paziente si può utilizzare una procedura mini-invasiva, con incisioni più contenute e con una minore aggressività nei confronti dei tessuti molli, che permette un recupero post-operatorio più veloce.

Le aspettative di recupero post-intervento sono influenzate da fattori quali:

  • la capacità rigenerativa dei tessuti del paziente;
  • l’età del paziente;
  • la procedura adottata.

Dopo l’operazione verrà studiato un piano di riabilitazione, che in genere dura 3 mesi.
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