Introduzione

Questo articolo approfondisce il tema della coxartrosi e del ruolo dell’acqua nelle terapie conservative.

L’artrosi è una patologia determinata dalla degenerazione della cartilagine, un tipo di tessuto che si trova sulla superficie delle ossa e serve a renderle più elastiche ed a ridurre l’attrito che si crea quando le superfici articolari scivolano l’una contro l’altra.

Per questo motivo, la cartilagine, che nei bambini è molto più abbondante, nelle persone adulte ricopre soprattutto le estremità delle ossa ed in particolare le zone prossime alle articolazioni mobili (come per esempio il ginocchio, il gomito o, per l’appunto, l’anca).

Il deterioramento della cartilagine causa dolore e l’infiammazione dell’articolazione, per via del maggiore attrito meccanico che si sviluppa; quando l’infiammazione diventa cronica può, a sua volta, determinare la deformazione anatomica dell’articolazione e la diminuzione della funzionalità articolare, fino ad arrivare, nei casi più avanzati, alla totale impossibilità di movimento.

L’artrosi dell’anca è detta coxartrosi perché interessa l’articolazione coxofemorale, chiamata in questo modo perché congiunge il cotile dell’osso iliaco, che sostiene il bacino, con la testa del femore, l’osso della coscia.

L’articolazione coxofemorale deve garantire un ampio raggio di movimenti alla coscia ed alla gamba, per questo la coxartrosi che la colpisce è particolarmente invalidante: può rendere difficili e dolorose azioni normalmente banali come alzarsi in piedi, camminare, guidare l’automobile o allacciarsi le scarpe.

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I sintomi più comuni della coxartrosi

Il dolore, che può interessare solamente l’articolazione o irradiarsi al fianco ed alla coscia, è il primo e principale segno che dovrebbe far pensare alla coxartrosi.

All’esordio, spesso si manifesta solamente dopo un lungo periodo di riposo o al contrario dopo uno sforzo particolarmente intenso e per questo motivo viene facilmente sottovalutato dal paziente, che potrebbe addirittura confonderne la causa con un affaticamento muscolare.

Mano a mano che la patologia progredisce, il dolore diventa più intenso e si può manifestare anche nel corso delle normali attività quotidiane.

L’infiammazione e l’attrito possono inoltre causare sensazioni come una maggiore difficoltà nel muovere la coscia, un raggio di movimenti limitato e la diminuita stabilità dell’articolazione.

La natura degenerativa della malattia rende molto difficile arrestarne la progressione, specialmente quando è diagnosticata e trattata in una fase già avanzata.
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L’importanza della diagnosi precoce

È questa la ragione per cui è estremamente importante rivolgersi ad uno specialista fin dalle prime avvisaglie della malattia, quando è ancora possibile adottare un approccio conservativo, che possa evitare o almeno ritardare di molti anni la necessità di un intervento chirurgico per la sostituzione delle superfici articolari con una protesi d’anca.

Lo specialista, una volta constatata la progressione della malattia e valutati gli eventuali danni già prodotti grazie ad esami diagnostici come la radiografia e la risonanza magnetica, elaborerà una strategia e proporrà al paziente un programma di trattamenti.

Questo potrà comprendere l’applicazione di farmaci antinfiammatori, l’utilizzo di tecniche di medicina rigenerativa ma soprattutto la riabilitazione fisica, che spesso rappresenta la parte più importante di un trattamento conservativo.

Infatti, dall’efficacia della riabilitazione dipende buona parte del successo dell’intera strategia di trattamento.
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Il ruolo dell’acqua nelle terapie conservative

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Pur essendo conosciuta fin dai tempi antichi, nell’ultimo decennio la riabilitazione in acqua ha goduto di un consenso senza precedenti nell’ambito della medicina riabilitativa, sia per quanto riguarda l’ambito ortopedico che per quello sportivo.

La riduzione del carico causato dal peso corporeo che normalmente grava sulle articolazioni ha un particolare effetto benefico sulla riabilitazione dell’anca, sia nel rallentare la degenerazione della cartilagine che nel rinforzare la muscolatura dopo l’operazione di impianto della protesi.
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5 esercizi da fare in acqua

Vediamo ora qualche esempio di esercizio acquatico che può essere proposto per rinforzare la muscolatura della coscia e del bacino e rallentare in questo modo il processo di degenerazione dovuto alla coxartrosi.

Per comodità, ho messo gli esercizi in ordine di difficoltà, dal gruppo più semplice al più impegnativo, in modo che sia possibile introdurli progressivamente.

La difficoltà dell’esercizio può comunque essere modulata in autonomia dal paziente, aumentando o diminuendo rapidità ed intensità dei movimenti. Gli esercizi proposti sono consigliati per rallentare il processo artrosico, ma ovviamente sono efficaci anche in chi è perfettamente sano, nell’ottica della prevenzione!
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1° tipo di esercizio in acqua

Il primo e più semplice esercizio da svolgere in acqua consiste nello stretching dei muscoli di cosce, glutei e bacino, che si può effettuare da soli (stretching attivo) o con l’aiuto del fisioterapista (stretching passivo) nel caso il team medico ritenga più opportuno iniziare con questa modalità.

Gli esercizi di stretching sono uguali a quelli che si compiono fuori dall’acqua ma la maggiore pressione ed il minore carico di lavoro li rendono più efficaci.
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2° tipo di esercizio in acqua

Questo genere di esercizio è molto semplice: appoggiandosi ad un galleggiante e spostandosi nella zona dove l’acqua è più alta e non si può toccare il fondo con i piedi, compiere con le caviglie movimenti circolari (come se si pedalasse su un’immaginaria bicicletta) a velocità piuttosto lenta, senza eccedere con gli sforzi.

In questo modo sarà possibile attivare la muscolatura senza che il peso del tronco gravi sull’articolazione. L’esercizio può in seguito essere utilizzato come riscaldamento dai pazienti che sono ormai in grado di sostenere quelli più impegnativi (come quelli descritti di seguito).
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3° tipo di esercizio in acqua

Ecco una tipologia di esercizio per aumentare l’estensione dei movimenti: appoggiandosi al bordo della piscina con il braccio opposto e tenendo il piede corrispondente ben piantato sul fondo, portare la gamba del lato interessato dalla coxartrosi alternativamente avanti e indietro fino alla massima estensione possibile (senza provare dolore).

Lo stesso esercizio può essere effettuato con la schiena appoggiata al bordo, sviluppando il movimento lateralmente (come se con il piede si spazzasse il pavimento di fronte a sé).
Questo tipo di attività è molto utile per rinforzare i muscoli coinvolti nei movimenti e migliorare di conseguenza il raggio di azione dell’articolazione.
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4° tipo di esercizio in acqua

Questo tipo di esercizi, detti esercizi propriocettivi, servono per ripristinare l’equilibrio e la coordinazione dei movimenti.

olo per fare un esempio, uno dei più comuni consiste nel camminare lungo la vasca, legando sotto il piede del lato interessato dalla coxartrosi una tavoletta galleggiante, in modo da creare una situazione di instabilità costante in tutte fasi del passo. In questo modo si può recuperare la capacità di rispondere agli stimoli che vengono dai muscoli delle gambe.
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5° tipo di esercizio in acqua

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Infine, un tipo di esercizi avanzato, adatto per i pazienti che hanno già ottenuto buoni risultati con le altre modalità di riabilitazione: nella zona di piscina in cui l’acqua arriva appena sopra le ginocchia, effettuare l’esercizio di “skip”, sollevando alternativamente le gambe il più possibile verso il petto.

Alternare con esercizi di piegamento sulle gambe, da effettuare fino al punto in cui gamba e coscia formano un angolo retto fra loro.

Anche in questi casi la difficoltà dell’esercizio può essere modulata aumentando e diminuendo la velocità di svolgimento; questi esercizi dovrebbero aiutare a recuperare la forza muscolare che è andata perduta per colpa del processo degenerativo.
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