L’anca è la regione anatomica del nostro corpo che ospita l’articolazione coxofemorale [detta più comunemente articolazione dell’anca], che unisce l’osso iliaco alla testa del femore.

Si tratta di un’articolazione molto complessa perché deve permettere una notevole varietà di movimenti: l’abduzione, l’adduzione, l’estensione e la flessione sono tutti movimenti necessari alle più comuni attività quotidiane come alzarsi in piedi, camminare o guidare un’automobile.

Per queste ragioni, l’anca è una parte del nostro corpo particolarmente soggetta all’usura, sia con l’avanzare dell’età che per altri fattori, come un utilizzo eccessivo o lo squilibrio muscolare ed articolare, che può avere molte cause differenti.
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Che cos’è l’artrosi d’anca

L’artrosi d’anca, più esattamente detta coxartrosi, è un processo degenerativo che causa l’usura delle cartilagini che servono a ridurre l’attrito che si determina quando l’articolazione coxofemorale viene utilizzata, e ad ammortizzare gli urti ed i piccoli traumi cui è quotidianamente sottoposta.

L’artrosi d’anca è piuttosto comune nelle persone anziane ma non è raro che si manifesti anche in persone molto più giovani; le conseguenze di questa patologia, quando non è trattata tempestivamente, possono essere molto dolorose ed avere un impatto importante sulla qualità di vita della persona che ne è affetta.

Le difficoltà nel muovere l’articolazione coxofemorale influenzano infatti moltissime attività della vita quotidiana e, nei casi di malattia avanzata, possono rendere semplicemente impossibile svolgere azioni che, in situazione normale, tutti noi diamo per scontate.

Nelle persone che hanno superato la mezza età o in presenza di specifici fattori di rischio, non è infrequente che l’artrosi colpisca contemporaneamente entrambe le articolazioni coxofemorali; quando questo avviene, la qualità della vita risente pesantemente della patologia e può essere messa in discussione persino la capacità di svolgere autonomamente le più banali azioni della routine quotidiana, come lavarsi o vestirsi.
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Le cause della coxartrosi

I fattori che possono causare questo problema possono essere di natura differente ma in generale si può distinguere fra due tipi di artrosi d’anca:

  • l’artrosi primaria deriva da cause meccaniche come l’invecchiamento dei tessuti, l’usura ed i piccoli traumi dovuti ad un eccessivo utilizzo o la formazione di aderenze (impingement) ed è un condizione purtroppo molto comune negli anziani o negli sportivi, anche in giovane età. Obesità e sovrappeso possono accelerare in modo significativo il processo di degenerazione; anche gli infortuni e lo squilibrio articolare o muscolare che ne deriva sono senz’altro un importante fattore di rischio, specialmente se interessano gli arti inferiori.
  • l’artrosi secondaria deriva invece da fattori causati da altre patologie. Nei giovani, per esempio, il morbo di Perthes può causare un ridotto afflusso di sangue che influenza la necrosi ossea, ma sono innumerevoli le condizioni che possono determinare la malattia. Il diabete e le patologie cardiovascolari sono altri esempi di malattie che possono provocare l’artrosi.

In realtà, nella maggior parte dei casi l’artrosi è comunque determinata da una combinazione di cause diverse. L’età del paziente è di solito un buon indizio dei vari fattori che concorrono: più è giovane, più è frequente che siano intervenuti traumi o fattori secondari di usura.
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I sintomi dell’artrosi dell’anca

Il principale sintomo dell’artrosi d’anca è ovviamente il dolore, localizzato alla testa del femore e nella regione inguinale, che di frequente esordisce al mattino o comunque dopo un periodo di riposo. Il dolore di solito diventa gradualmente più intenso fino a manifestarsi ogni volta che l’articolazione è mobilizzata.

Nei pazienti più giovani, può al contrario manifestarsi dopo una prolungata attività fisica. In ogni caso, la natura di questa patologia rende molto difficile che essa guarisca spontaneamente, senza l’intervento di professionisti [medici e fisioterapisti] specializzati nel trattamento di questi problemi.
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Coxartrosi: diagnosi e visita specialistica

Durante la visita specialistica, il medico registra i sintomi riferiti dal paziente. La radiografia e la risonanza magnetica sono gli esami strumentali indicati per verificare le condizioni dei tessuti quando c’è il sospetto di un’artrosi dell’anca. Ulteriori esami possono essere utili nel caso il medico ritenga che la causa della patologia possa essere secondaria e sia quindi da ricercare in altre malattie.
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coxartrosi-fisioterapia

Terapie conservative per l’artrosi

Nelle sue prime fasi, il trattamento dell’artrosi d’anca prevede l’utilizzo di antinfiammatori e di sedute di fisioterapia, allo scopo di tenere sotto controllo la malattia e soprattutto i sintomi che ne derivano. La natura degenerativa di questo disturbo, tuttavia, rende queste misure insufficienti nel medio-lungo periodo, praticamente nella totalità dei casi. La terapia conservativa resta utile per ritardare l’intervento più a lungo possibile, sebbene rimandare il trattamento chirurgico non sia sempre la strategia più intelligente.
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Coxartrosi e medicina rigenerativa: PRP e Lipogems

Esistono poi delle tecniche di medicina rigenerativa che, dove siano applicabili, possono permettere di ottenere buoni risultati.

La tecnica PRP (Platelet Rich Plasma) consiste nell’iniettare nell’articolazione un gel ricco di piastrine che è ottenuto attraverso un prelievo di sangue dallo stesso paziente e viene poi depurato attraverso la centrifugazione, per ottenere un preparato con una forte concentrazione di fattori di crescita.

Applicando il gel piastrinico, attraverso una procedura indolore e senza effetti secondari, il medico è in grado di creare le condizioni per stimolare la rigenerazione dei tessuti danneggiati come la cartilagine dell’anca e di interagire con l’infiammazione, lenendone l’intensità. Di solito, si programmano più applicazioni ed i risultati sono riscontrabili dopo qualche settimana dall’ultima seduta.

L’applicazione delle cosiddette Lipogems avviene con modalità abbastanza simili. Consente di processare in un sistema completamente chiuso anche quantità minime di tessuto adiposo, prelevate con minimo trauma da un sito donatore [normalmente regione addominale]; la processazione del tessuto adiposo elimina le componenti infiammatorie [olio, sangue, detriti cellulari] e riduce le dimensioni dei cluster di tessuto, ottenendo un prodotto micro-frammentato che conserva intatte le nicchie adipose, ovvero le unità morfo-funzionali fondamentali del tessuto stesso, dotate di rete vascolo-stromale in cui le cellule staminali mesenchimali e i loro precursori possono svolgere la loro funzione rigenerativa in maniera ottimale.

Entrambe le procedure sono eseguibili in tempi brevi e senza che sia necessaria l’ospedalizzazione del paziente ma solo in casi di artrosi lieve possono costituire una soluzione definitiva al problema; in molte altre occasioni sono invece utilizzate come terapia adiuvante, cioè allo scopo di effettuare un intervento chirurgico meno invasivo e di ottenere un recupero più rapido ed efficace. Sono dunque tecniche che possono essere utilizzate o con scopo terapeutico in caso di artrosi lieve [o moderata] o per ridurre il dolore in casi gravi non operabili.
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Protesi d’anca: la soluzione al dolore e alla limitazione funzionale


L’operazione chirurgica di sostituzione dell’articolazione coxofemorale con una protesi è un intervento di routine, che viene effettuato ogni anno in centinaia di migliaia di persone nel mondo. Si tratta dell’unica soluzione disponibile quando, come avviene in moltissimi casi, la situazione è troppo compromessa per sperare in un recupero che passi solamente attraverso la riabilitazione o le tecniche di medicina rigenerativa.

La protesi d’anca ha la medesima conformazione dell’articolazione che sostituisce e ne riproduce fedelmente il meccanismo. È detta endoprotesi quando sostituisce la sola testa del femore, mentre ha il nome di artroprotesi quando rimpiazza l’intera articolazione, compreso il cotile (la cavità semisferica dove è solitamente alloggiata la testa del femore).

Le protesi attualmente utilizzate sono molto sicure dal punto di vista dei materiali e, grazie alle tecniche chirurgiche e fisioterapiche, possono permettere una durabilità maggiore.
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