Il dolore all’anca può avere molteplici cause: spesso, una dolorabilità localizzata può essere indicazione di diverse condizioni, non necessariamente afferenti all’articolazione in questione.

Ad ogni modo, vi sono dei segni che possono permettere di identificare, già durante l’esame clinico, a quale patologia può essere correlato il dolore all’anca.

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Il dolore all’anca

dolore all'anca

Il dolore all’anca, detta anche coxalgia, può essere conseguenza di diverse condizioni; tra le più note possiamo annoverare:

  • traumi;
  • fratture dell’anca;
  • lesioni croniche;
  • coxartrosi.

Quest’ultima condizione è particolarmente comune nei pazienti anziani e viene spesso sottovalutata, visto che la sintomatologia inizialmente è di lieve entità e a lenta progressione.

Nei casi in cui il dolore si manifesti improvvisamente, questo può essere causato da altri fattori, come:

  • artrite infiammatoria;
  • infezioni di una o più componenti dell’articolazione.

Anche un dolore avvertito all’altezza dell’inguine può essere un segnale per identificare una patologia dell’anca: in alcuni casi, la sofferenza può estendersi fino al ginocchio, inficiando anche sulla deambulazione del paziente.

I dolori alle anche possono colpire entrambe le articolazioni, per cui è molto probabile che il paziente avvertirà:

  • dolore all’anca destra;
  • dolore all’anca sinistra.

Un altro segnale caratteristico può essere il dolore mentre ci si siede o ci si alza da una sedia: se a questo ci associa una riduzione dell’arco di movimento dell’articolazione, è molto probabile che ci sia un problema relativo all’anca.

Molto spesso i pazienti riferiscono dolore all’anca quando si cammina, o di notte dormendo su un fianco.

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Dolore all’anca e coxartrosi

coxartrosi

Spesso, comunque, il dolore all’anca è un campanello d’allarme per la coxartrosi, una malattia degenerativa che colpisce l’articolazione in questione causando dolore e difficoltà nei movimenti.

L’articolazione coxofemorale è costituita da osso iliaco e dal femore: quest’ultimo si inserisce dentro l’acetabolo e viene tenuto in posizione da una serie di muscoli e da un anello fibro-cartilagineo chiamato labbro acetabolare.

Onde evitare il contatto anomalo tra femore e acetabolo, il conflitto femoro-acetabolare, le ossa sono ricoperte da un ulteriore strato di cartilagine, che tende a consumarsi con l’avanzare dell’età.

La coxartrosi dunque, è una patologia tipica dell’invecchiamento e prevede il progressivo deterioramento della cartilagine articolare: questo può evolvere fino a determinare la perdita della funzionalità articolare o addirittura la deformazione delle parti anatomiche coinvolte.

Non è infrequente, ad ogni modo, lo sviluppo della coxartrosi nei giovani sportivi, per cui è bene monitorare la condizione delle articolazioni, soprattutto se lo sport praticato prevede stress ad alto impatto per l’anca.

Considerando che deve permettere alla gamba una grande libertà di movimento, l’articolazione coxofemorale, più comunemente detta anca, risulta dunque essere particolarmente delicata e soggetta a lesioni della cartilagine, proprio per via del costante utilizzo che se ne fa.

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Dolore all’anca: che esami fare?

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Quando i sintomi si manifestano costantemente ed in modo significativo, è utile programmare una visita specialistica.

Nel considerare le indicazioni terapeutiche, il chirurgo divide la visita specialistica in 3 momenti fondamentali.

Ognuna delle 3 fasi della visita riveste un ruolo determinante per valutare le caratteristiche del paziente, la sua storia, le sue unicità.

I 3 momenti sono:

  1. la storia clinica del paziente, l’anamnesi;
  2. l’esame obiettivo;
  3. le analisi strumentali (radiografia, risonanza magnetica).

È importante, dunque, un’attenta valutazione, partendo dai due aspetti fondamentali:

  • il dolore percepito;
  • le necessità funzionali del paziente.

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Le soluzioni per il dolore all’anca

Qualsiasi sia la causa che ha generato il dolore all’anca, il primo trattamento è sempre di tipo conservativo.

Per questo motivo si ricorre alle terapie farmacologiche o a percorsi di riabilitazioni spesso associati, soprattutto nelle prime fasi della coxartrosi.

Quando la sintomatologia è persistente o si aggrava, si prendono in considerazione trattamenti di medicina rigenerativa (come PRP e cellule staminali) e, infine, il trattamento chirurgico.

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Farmaci

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Le terapie farmacologiche possono prevedere:

  • l’assunzione di antidolorifici;
  • l’assunzione di antinfiammatori;
  • iniezioni di acido ialuronico direttamente nell’articolazione.

Un regime di attività fisica adeguato associato può essere utile a prescindere dall’età anagrafica del paziente, per migliorare l’efficienza della muscolatura e per agire in maniera preventiva e protettiva sulle articolazioni.

Ad ogni modo, l’attività fisica va svolta sotto indicazione dello specialista, dopo aver valutato il caso nella sua peculiarità.

La terapia infiltrativa ecoguidata con acido ialuronico, allo stesso modo, riducono il dolore: la sostanza in questione ha importanti proprietà, che permettono di ammortizzare le sollecitazioni meccaniche dell’articolazione ed evitare l’attrito tra le superfici articolari.

L’assunzione di antinfiammatori ed antidolorifici aiuta a contenere sintomi e l’infiammazione, spezzando il circolo vizioso del dolore o di un’eventuale degenerazione articolare.

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Terapie fisiche

Si tratta di tecniche molto diverse fra loro, che hanno però uno scopo simile: gestire l’infiammazione dell’articolazione.

La Tecarterapia e le onde d’urto sono le principali tecniche utilizzate nelle prime fasi di dolore all’anca, soprattutto per quanto riguarda il processo artrosico, per evitare trattamenti più invasivi che vengono in questo modo allontanati nel tempo.

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Medicina rigenerativa

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Le tecniche di medicina rigenerativa per le patologie dell’anca sono basate sulla somministrazione di materiale autologo (prelevato dal paziente stesso), che viene trattato e in seguito iniettato nella zona d’interesse.

I trattamenti in questione sfruttano il potenziale rigenerativo dei tessuti, incentivandolo e rallentando sensibilmente e migliorando la mobilità articolare.

Le tecniche principali sono:

  • PRP (Platelet Rich Plasma), in cui viene prelevato un campione di sangue;
  • cellule staminali (Lipogems®), che prevede una piccola liposuzione dall’addome.

La differenza tra queste tecniche risiede nel materiale che viene utilizzato, ma entrambe hanno dimostrato risultati notevoli per quanto riguarda la riduzione del dolore e il miglioramento della mobilità.

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Protesi d’anca

Per quanto riguarda la coxartrosi in fase avanzata, il trattamento d’elezione è l’intervento chirurgico per la sostituzione di una o di entrambe le superfici articolari (testa del femore e cotile) con una protesi d’anca.

L’intervento viene effettuato su milioni di pazienti ogni anno ed è quindi considerato di routine nella pratica chirurgica.

Ad ogni modo, per massimizzare l’efficacia della chirurgia e ripristinare correttamente la funzionalità dell’anca, è indispensabile seguire un programma di riabilitazione per la protesi d’anca: un ottimo intervento, infatti, diventa vano se non viene eseguito alla perfezione.

Per questa ragione, l’impianto di protesi d’anca è destinato ai pazienti particolarmente motivati che vogliono riacquistare seriamente la mobilità articolare perduta.

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