Questo articolo ha lo scopo di spiegare in dettaglio che cos’è la protesi d’anca, quali sono le tipologie e i diversi materiali utilizzati.

Successivamente spiegherò in cosa consiste l’intervento, partendo dalla fase pre-operatoria, fino al recupero dopo l’intervento.

L’articolo è, per ovvie ragioni, particolarmente lungo, ma molto dettagliato. Per questo ho suddiviso l’articolo in 5 sezioni distinte, che potrete leggere anche singolarmente.

Il mio consiglio è, tuttavia, quello di leggere tutto l’articolo per comprendere pienamente cosa comporta questo tipo di intervento, considerando l’importanza dell’argomento.

  1. Cos’è la protesi d’anca?
    • Per quali patologie si consiglia la protesi d’anca?
    • Quali sono le protesi d’anca?
    • Quali materiali vengono utilizzati?
  2. Prima dell’intervento: gli esami e la scelta
    • Come viene scelta la protesi?
  3. L’intervento di protesi d’anca: come avviene
    • Degenza ospedaliera post-operatoria.
  4. Il recupero post-operatorio.
  5. Possibili cause di revisione.

Iniziamo ora con la prima sezione, illustrando brevemente la protesi d’anca, le patologie che possono portare ad un impianto, per proseguire poi con le tipologie e i materiali.
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Cos’è la protesi d’anca?

La protesi d’anca è un dispositivo medico utilizzato quando le ossa dell’articolazione in questione – femore e acetabolo – si danneggiano gravemente.

Sostituisce la testa femorale che si inserisce nell’anca: la protesi può essere “press fit”, ovvero inserita e incastrata dentro l’osso, oppure cementata.

Per sopperire alla mancanza di cartilagine dell’acetabolo, si inserisce una placca di metallo a forma di coppa (cotile), in cui andrà ad inserirsi una testa in ceramica che viene attaccata nell’inserto del femore, come potete vedere nel video qui sotto.

Infine, si inserisce un supplemento tra la nuova testa del femore e il cotile, per agevolare la mobilità e ricreare la fisionomia originale dell’anca.
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Per quali patologie si consiglia la protesi d’anca?

È necessaria una precisazione preliminare: i trattamenti effettuati prima dell’impianto di protesi d’anca sono sempre di tipo conservativo, in quanto è una pratica che si tende a ritardare il più possibile.

La protesi d’anca è, quindi, la soluzione in caso di:

  • danno notevole;
  • natura cronica della degenerazione dell’articolazione;
  • dolore persistente.

Sono diverse le patologie che possono portare ad un impianto di protesi d’anca: comprendere, attraverso una serie di esami, che vedremo in seguito, quali sono, permette al chirurgo di scegliere la tipologia più adeguata.

Le condizioni principali che portano all’impianto di una protesi d’anca sono:

  • coxartrosi (o artrosi primitiva dell’anca);
  • conflitto femoro-acetabolare (FAI);
  • malattia di Paget;
  • artrite reumatoide;
  • artrosi postraumatica (a seguito di fratture, come quella del femore);
  • tumori ossei;
  • osteonecrosi asettica dell’epifisi femorale;
  • artrite settica (infezione batterica dell’articolazione);
  • displasia congenita dell’anca.

Tutte queste patologie possono ridurre in modo significativo la possibilità di camminare, rendendo semplici attività giornaliere molto dolorose ed estenuanti.

In genere si valuta l’intervento quando il dolore persiste anche in situazioni di riposo, rendendo le giornate frustranti e improduttive.
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Protesi anca: tipologie

protesi totale anca

Possiamo distinguere tra due tipologie di protesi:

  • protesi totale (artroprotesi);
  • protesi parziale (endoprotesi).

La protesi totale prevede sia l’inserimento dello stelo nel femore, sia l’inserimento di un cotile nell’acetabolo.

Diversamente, la protesi parziale prevede la sostituzione esclusiva della testa del femore, quindi solo con lo stelo, con una conseguente invasività minore. Viene indicata per pazienti anziani con mobilità ridotta, in quanto meno invasiva e agente solo in un punto dell’articolazione.

È possibile, in caso di necessità ad entrambi i lati, sottoporsi all’intervento per l’impianto di protesi d’anca bilaterale, in contemporanea.
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Quali materiali vengono utilizzati?

La protesi d’anca è costituita principalmente da 2 o 3 materiali, in base alla tipologia scelta:

  • metallo;
  • plastica;
  • ceramica.

La coppa e lo stelo sono sempre in metallo, mentre la testa e l’inserto possono essere di metallo, di plastica o di ceramica.

Per la protesi cementata viene utilizzato un cemento acrilico che permette l’ancoraggio stabile dello stelo dentro l’osso del femore.

In caso di protesi “press fit”, invece, lo stelo presenta dei piccoli fori che permettono all’osso di cementificarsi naturalmente.
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Prima dell’intervento: gli esami e la scelta

protesi anca visita specialistica

Prima di decidere il trattamento da adoperare, è necessario svolgere degli esami per assicurarsi che il paziente non soffra di patologie particolari che possano impedire l’intervento; questa fase avviene dopo la visita ortopedica e dopo aver preso la decisione di effettuare l’impianto di protesi d’anca.

Per sapere come si svolge la visita ortopedica, leggi la sezione “visita specialistica per la protesi d’anca” della pagina sul mio sito dedicata proprio all’intervento chirurgico.

Sarà necessario fare l’anamnesi del paziente, così da capire quali esami d’approfondimento saranno utili, quanto il dolore influisce sulle attività quotidiane ed eventuali allergie.

Una volta inseriti nella lista operatoria del gruppo C.A.S.C.O. dell’Istituto Ortopedico Galeazzi di Milano, recatevi dal vostro medico di famiglia per avere l’impegnativa per il ricovero per l’intervento.

Verrete in seguito contattati per gli accertamenti pre-operatori, che consistono in:

  • esami del sangue;
  • elettrocardiogramma;
  • radiografia del torace;
  • visita di valutazione anestesiologica.

È necessario, in questa fase, portare la propria documentazione clinica, comunicando i farmaci assunti, le allergie e gli interventi passati.

Verrete ricontattati entro 60 giorni dalla data del pre-ricovero se residenti in Lombardia: i pazienti non residenti, invece, faranno le analisi pre-ricovero da ricoverati.

L’anestesista, una volta considerato il paziente idoneo, darà il via libera per l’operazione.

Questo momento è molto importante, soprattutto perché sarà possibile togliere ogni dubbio sui rischi e sulla possibilità dell’intervento, considerando anche che dopo l’impianto di protesi anca sarà necessario strutturare un programma di fisioterapia per riprendere la completa mobilità dell’articolazione.

Sempre in questa fase, verrà pianificata l’assistenza post-operatoria, in quanto è vero che potrai già muovere dei passi all’indomani dell’intervento, ma non sarai completamente autonomo e avrai bisogno di assistenza.
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Come viene scelta la protesi?

La protesi d’anca viene scelta in base a diversi fattori:

  • l’età del paziente;
  • il peso del paziente, che influirà sulla scelta dei materiali;
  • la morfologia dell’anca;
  • lo stato del muscolo tendineo;
  • la qualità dell’osso.

L’età del paziente e la qualità dell’osso possono influire sulla scelta tra “press fit” e cementata: ad esempio, in un paziente sugli 80 anni con scarsa qualità ossea è più probabile optare per una cementata.

Per un giovane, invece, la scelta principale è a “press fit”, con uno stelo corto per garantire maggiore quantità ossea per eventuali revisioni future (la durata media di una protesi è 20 anni).

Non c’è, quindi, un’età consigliata per sottoporsi all’impianto di protesi d’anca: la decisione viene fatta in base al dolore che viene percepito e al grado di rigidità dell’articolazione, quindi ogni caso va valutato nella sua specificità.
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L’intervento di protesi d’anca

protesi anca operazione

L’operazione in sé consiste in quattro fasi fondamentali:

  • il ricovero;
  • l’anestesia (totale o spinale);
  • planning pre-operatorio e intervento;
  • il recupero post-operatorio in ospedale.

Prima dell’intervento un planning pre-operatorio permetterà di scegliere le misure, i materiali e di comprendere quale sarà la variazione di lunghezza dell’arto a seguito dell’impianto.

Considerando che la cartilagine usurata rende l’arto colpito più corto, è necessario ricreare la lunghezza originale, ovvero quella prima della comparsa della coxartrosi.

L’intervento vero e proprio consiste in:

  • osteotomia (taglio) della testa del femore;
  • fresatura dell’acetabolo (per eliminare la parte di osso malato);
  • inserimento del cotile e dell’inserto (in caso di protesi totale);
  • inserimento dello stelo nel femore;
  • posizionamento della testina sullo stelo.

Come abbiamo già detto, in caso di protesi parziale (grande anziano) la sostituzione prevede solo la testa del femore, senza l’inserimento del cotile.
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Degenza ospedaliera post-operatoria

Il ricovero ospedaliero, in genere, è di 3-5 giorni: il paziente viene seguito costantemente e si inizieranno le prime procedure fisioterapiche per il recupero della mobilità dell’articolazione.

In questo stadio, è possibile sentire dei dolori per i primi due o tre giorni, che verranno gestiti con l’utilizzo di farmaci adeguati.

Verranno prescritte delle misure per prevenire i coaguli di sangue; sempre in questa sede un fisioterapista vi insegnerà i primi esercizi di fisioterapia già dopo diverse ore dall’intervento, per rafforzare i muscoli delle gambe e per poterli effettuare a casa in autonomia.

Il focus sarà sugli esercizi di deambulazione, per permettere il rientro a casa in autonomia.
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Il recupero post-operatorio

Una volta tornati a casa, sarà necessario usare delle stampelle per un tempo compreso tra le 3 e le 5 settimane.

In questo articolo spiego nel dettaglio cosa è bene fare e quali sono le accortezze per non incorrere in spiacevoli conseguenze, come il modo adeguato di sedersi dopo l’operazione e l’utilizzo corretto delle stampelle.
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Possibili cause di revisione

Quando si effettua un impianto di protesi d’anca in un centro specializzato, le complicazioni sono molto basse, ma alle volte possibili.

Seguendo tutti gli accorgimenti del caso e facendo attenzione ad ogni aspetto che viene messo in luce in fase pre-operatoria, le complicazioni si possono evitare.

Le possibili cause di revisione di una protesi a seguito dell’intervento sono:

  • infezioni post chirurgiche;
  • lussazione della protesi;
  • mobilizzazione della protesi (quando la protesi inizia a scollarsi dall’osso).

Per chiudere questo articolo, vi consiglio di leggere questo approfondimento: le 6 domande più frequenti sulla protesi d’anca fatte dai pazienti, in modo da togliere ogni dubbio a riguardo.

Ricordo in ogni caso che le informazioni presenti in questo blog non vanno a sostituire il parere di uno specialista, ma servono ad incoraggiare il rapporto tra medico e paziente, per ottenere sempre il meglio dalle soluzioni che la medicina al giorno d’oggi riesce ad offrire.
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