Camminare è un’attività che la maggior parte di noi da per scontata, nella propria vita quotidiana.

Fra le articolazioni che permettono di muovere gli arti inferiori, quella che congiunge l’osso iliaco con la testa del femore è probabilmente la più importante e comunemente prende il nome di anca.

Il suo corretto funzionamento permette alle gambe una varietà notevole di movimenti, utili non solo per camminare ma per molte altre attività comuni come sedersi, alzarsi, guidare, e così via.

Coxartrosi: la prevenzione

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  1. evitare il sovrappeso e l’obesità, i peggiori nemici delle articolazioni;
  2. svolgere attività fisica con costanza, senza eccedere (l’eccesso potrebbe essere controproducente, usurando le cartilagini anziché preservarle);
  3. evitare di caricare eccessivamente le articolazioni: gli sforzi eccessivi, se prolungati, accelerano in modo significativo la degenerazione articolare;
  4. idratazione ed alimentazione hanno un ruolo nell’invecchiamento cellulare. Assumere alimenti ricchi di antiossidanti, idratarsi in modo corretto e minimizzare il consumo d’alcool sono accorgimenti importanti;
  5. la diagnosi precoce del problema, pur non avendo un’influenza diretta sulla progressione della malattia, è senza dubbio un accorgimento importante perché permette allo specialista di pianificare trattamenti più conservativi e di rallentare la progressione stessa.

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Che cos’è la coxartrosi?

La coxartrosi è una patologia degenerativa che colpisce la cartilagine, uno speciale tipo di tessuto che ricopre le ossa e serve in particolare a minimizzare l’attrito dovuto allo sfregamento che si produce nei pressi delle superfici articolari.

In pratica, la coxartrosi “rovina” gradualmente la cartilagine fino a quando questa non si consuma completamente, lasciando scoperto il tessuto osseo ed aumentando quindi in modo significativo l’attrito che si genera quando muoviamo un’articolazione.

Quando l’artrosi colpisce una o entrambe le anche, si parla di coxartrosi, una patologia che può creare notevoli problemi perché può arrivare a rendere difficile e doloroso svolgere attività che normalmente diamo per scontate.

La coxartrosi è molto diffusa nelle persone anziane proprio per via della sua natura di malattia degenerativa ma può verificarsi anche in età precoce, specialmente se si combinano più fattori di rischio o a seguito di traumi significativi.
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I sintomi della coxartrosi

Il dolore, che può essere localizzato nell’articolazione ma anche diffuso alla coscia, è il principale campanello d’allarme che dovrebbe far pensare all’artrosi dell’anca.

Nella fase iniziale della patologia, spesso viene avvertito soltanto dopo un lungo sforzo o, al contrario, dopo un lungo periodo di riposo; lentamente, la coxartrosi può però progredire fino a rendere doloroso qualsiasi movimento o addirittura a generare dolore costantemente.

La manifestazione dolorosa può essere accompagnata da un senso di calore o dalla sensazione di blocco dell’articolazione stessa.

Quando si arriva a questo punto, la malattia ha di solito ha un forte impatto sulla qualità della vita di chi ne è affetto, perché può rendere difficile persino il sonno.
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Le cause della coxartrosi

Come ho anticipato, l’artrosi è principalmente il risultato del normale processo di invecchiamento delle cellule che costituiscono l’articolazione stessa ed è quindi molto comune dopo i 70 anni di età.

Tuttavia, ci sono una serie di fattori che aumentano considerevolmente il rischio di svilupparla e spesso ne causano lo sviluppo precoce:

  • un elevato peso corporeo, che sottopone l’articolazione a maggiore stress;
  • piccoli e grandi traumi possono accelerare, anche notevolmente, la degenerazione delle cartilagini;
  • alcune patologie del metabolismo, come ad esempio il diabete, hanno un ruolo significativo nella genesi dell’artrosi;
  • anche lo scarso afflusso di sangue nell’area dell’articolazione, che può essere dovuto per esempio a malattie cardiovascolari croniche, può influenzare negativamente la degenerazione articolare.

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Diagnosi e visita specialistica

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La diagnosi della coxartrosi si basa su una serie di test fisici, come test dell’intrarotazione, che debbono poi essere confermati attraverso esami strumentali.

Di solito, radiografia e risonanza magnetica sono in grado di mostrare in modo dettagliato le parti anatomiche coinvolte dal processo e permettono allo specialista di formulare una strategia di trattamento, che deve tener conto anche delle caratteristiche del paziente e delle sue esigenze.

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Terapie Conservative

Tenere sotto controllo la patologia ed i sintomi che essa provoca è possibile, in molti casi anche per lunghi periodi, grazie alla corretta pianificazione di trattamenti di tipo conservativo, basati sull’assunzione di farmaci antinfiammatori, sulla fisioterapia mirata e sulla correzione dello stile di vita.

Questo tipo di terapia, tuttavia, è utile a ritardare per mesi o per anni l’applicazione di trattamenti più invasivi come quelli basati sulla chirurgia sostitutiva, ma raramente è in grado di risolvere l’artrosi in modo definitivo.
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Medicina Rigenerativa

La medicina rigenerativa è un insieme di tecniche che consentono di stimolare ed amplificare il potenziale rigenerativo insito nel nostro stesso organismo, attraverso l’applicazione di preparati autologhi (estratti dal paziente stesso) che vengono poi depurati e predisposti prima di essere nuovamente iniettati nell’area da trattare.

La medicina rigenerativa è però utile soprattutto nelle fasi iniziali della patologia o in persone più giovani, che possono beneficiare maggiormente del trattamento specialmente se l’artrosi è stata innescata da un trauma.
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Protesi d’anca

La chirurgia sostitutiva, che prevede la sostituzione di una parte o dell’intera articolazione con una protesi d’anca, costituisce l’unica vera soluzione definitiva al problema della coxartrosi.

Si tratta di un tipo d’intervento che è entrato ormai da parecchio nello standard di trattamento: le protesi d’anca attualmente in uso garantiscono risultati soddisfacenti e di lunga durata nel tempo.

La riabilitazione post-operatoria ha una parte fondamentale nel aumentare al massimo l’efficacia del trattamento chirurgico.
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