Introduzione

Dolore all’anca? Sintomi dolorosi appena riconoscibili, che si manifestano solo a seguito di uno sforzo prolungato oppure, al contrario, dopo un lungo periodo di riposo: ecco come, solitamente, si manifesta la coxartrosi (anche detta artrosi d’anca) nella sua primissima fase.

Proprio per la scarsa intensità dei sintomi, spesso le prime volte che il paziente se ne accorge tende a sottovalutare il problema, attribuendolo alla stanchezza o a piccole contratture muscolari.
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Cos’è la coxartrosi o artrosi d’anca

In realtà, si tratta dei primissimi segni di una malattia degenerativa, l’artrosi, che colpisce le articolazioni mobili del nostro organismo causando dolore all’anca e difficoltà nei movimenti e che può evolvere fino a determinare la perdita della funzionalità articolare o addirittura la deformazione delle parti anatomiche.

L’articolazione coxofemorale unisce il femore, l’osso più grande del corpo umano, con il cotile, un incavo osseo con forma a scodella, situato sulla faccia esterna dell’osso iliaco.

Dal momento che è utilizzata quasi di continuo (per azioni come camminare, alzarsi, sedersi, guidare l’auto) e deve permettere alla gamba una grande libertà di movimento, l’articolazione coxofemorale (più comunemente detta anca) è particolarmente delicata e più soggetta di molte altre all’artrosi.
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Dolore all’anca: i sintomi della coxartrosi

Il dolore all’anca, come abbiamo visto, è il primo e più evidente campanello d’allarme per la coxartrosi.

Dopo le prime fasi della malattia, diventa più intenso e comincia a manifestarsi anche a riposo, con un impatto crescente sulla qualità della vita del paziente.

L’artrosi progredisce lentamente ma in modo costante e, poco alla volta, rende i movimenti più difficili e dolorosi, limitandone l’ampiezza e causando gonfiore ed infiammazione per via dell’aumentato attrito fra le superfici articolari.
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Quali sono le cause della coxartrosi e perché è irreversibile?

Infatti, la causa dell’artrosi è il deterioramento delle cartilagini, un tipo particolare di tessuto che ricopre le ossa specialmente in prossimità delle superfici articolari.

Si tratta di un tipo di tessuto che serve a rendere le articolazioni più elastiche e a diminuire l’attrito che si crea quando le ossa scivolano l’una contro l’altra.

Le cartilagini possono rovinarsi per molti motivi ma il più comune ha a che vedere con il normale processo d’invecchiamento cellulare, che è dovuto al trascorrere del tempo.

Infatti, molte persone anziane sono affette da artrosi dell’anca o della spalla. Altri fattori che aumentano notevolmente il rischio d’artrosi sono i traumi, come quelli conseguenza di un incidente o una caduta e l’usura dovuta a sforzi eccessivi, causati per esempio da un’attività lavorativa usurante o da un eccessivo sovrappeso.

È infine giusto segnalare che alcune malattie che colpiscono il sistema immunitario o quello cardiovascolare possono innalzare significativamente la possibilità di sviluppare l’artrosi.

La stessa natura degenerativa della patologia chiarisce perché è difficile arrestare o invertire il processo artrosico: le cartilagini tendono spontaneamente ad essere sostituite dal tessuto osseo con il passare degli anni. Si tratta di un processo naturale che può essere contrastato efficacemente soltanto nelle sue fasi iniziali.
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La diagnosi precoce di coxartrosi

diagnosi-coxartrosi

Questo è il motivo per cui è molto importante rivolgersi ad uno specialista alle prime avvisaglie della patologia, non appena si scoprono i primi sintomi.

L’artrosi diventa infatti più difficile da risolvere mano a mano che progredisce: quando i sintomi si manifestano costantemente ed in modo significativo, nella gran parte dei casi è troppo tardi per risolvere il problema con trattamenti conservativi e diventa inevitabile, almeno nel lungo periodo, il ricorso all’intervento di sostituzione dell’articolazione con una protesi d’anca.

Diagnosticare precocemente l’artrosi costituisce quindi un vantaggio inequivocabile allo scopo di rendere la soluzione del problema più rapida e semplice, a tutto vantaggio della qualità della vita del paziente e della conservazione della funzionalità della sua anca.
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L’iter terapeutico per la coxartrosi

Lo specialista è in grado di valutare nella maniera più appropriata la situazione ed elaborare una strategia efficace per trattare il problema del singolo paziente.

Gli esami di diagnostica per immagini sono utilizzati per avere un quadro chiaro della situazione, non solo in riferimento all’articolazione ma anche alle strutture anatomiche circostanti: muscoli, tendini e superfici ossee fanno parte del medesimo sistema e potrebbero essere stati danneggiati dalla patologia.
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Le differenti opzioni di terapia

Una volta stabilita la strategia più adatta alle esigenze del paziente, lo specialista procede a somministrare i trattamenti.

Se la diagnosi lascia spazio alla speranza di evitare la risoluzione chirurgica del problema, può essere utilizzata una combinazione di trattamenti conservativi che dovrebbero rallentare il processo artrosico. Questo avviene di solito in pazienti abbastanza giovani, cui il problema è stato diagnosticato precocemente.

Nel caso sia invece necessario procedere all’intervento di sostituzione, i trattamenti conservativi possono comunque essere utili, anche in combinazione fra loro, per ritardare il momento in cui si renderà necessaria la chirurgia ma soprattutto per contrastare i sintomi e rallentare la degenerazione della cartilagine.
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antidolorifici-coxartrosi

1) Antidolorifici + attività fisica

Questa accoppiata costituisce la base nel trattamento dell’artrosi.

Un regime di attività fisica adeguato alle possibilità del paziente è utile a prescindere dalla sua età anagrafica per migliorare l’efficienza della muscolatura ed ha un effetto preventivo e protettivo sulle articolazioni.

L’assunzione di antinfiammatori ed antidolorifici aiuta a contenere sintomi ed infiammazione, spezzando il circolo vizioso della degenerazione articolare.
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2) Terapie fisiche

Si tratta di tecniche molto diverse fra loro, che hanno però uno scopo simile: gestire l’infiammazione dell’articolazione.

La TECAR terapia e le onde d’urto sono le principali tecniche con cui si interviene nel processo artrosico, in fase conservativa.
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3) Medicina Rigenerativa

Le tecniche di medicina rigenerativa sono basate sulla somministrazione di materiale autologo, quindi prelevato dal paziente stesso, che viene poi iniettato nella zona interessata dal trattamento.

Le varie tecniche (PRP, Lipogems, ecc.) differiscono fra loro rispetto al tipo di tessuto utilizzato ed al trattamento cui questo viene sottoposto prima di essere nuovamente applicato sul paziente, ma hanno tutte lo scopo di lenire l’infiammazione ed indurre la rigenerazione delle cellule di cartilagine che sono andate perse per via dell’artrosi.
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4) Protesi d’anca: la soluzione definitiva

Come abbiamo visto sopra, almeno nel lungo periodo la natura di questa malattia rende spesso necessario l’intervento chirurgico per la sostituzione di una o di entrambe le superfici articolari (testa del femore e cotile) con una protesi d’anca.

L’intervento viene effettuato su milioni di pazienti ogni anno ed è quindi considerato di routine nella pratica chirurgica.

Per massimizzare l’efficacia della chirurgia nel ripristinare la funzionalità dell’anca e per ridurre il tempo di recupero dall’intervento è indispensabile seguire le indicazioni del team medico in merito alla riabilitazione, con particolare attenzione alla fisioterapia ed all’esercizio fisico.
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