Il conflitto femoro-acetabolare, conosciuto anche come FAI (dall’inglese Femoro-Acetabular Impingement) è una condizione dell’anca che può interessare i giovani sportivi.

È la principale causa di coxartrosi precoce, quando non viene trattato a dovere: vediamo in questo articolo cosa lo causa, come si manifesta e le soluzioni disponibili in ortopedia.

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Conflitto femoro-acetabolare: cause e tipologie

Il conflitto femoro-acetabolare consiste in un contatto anomalo del femore e dell’acetabolo.

In condizioni normali, la testa del femore si inserisce nella coppa acetabolare in modo perfetto, senza frizioni di alcun tipo, grazie alla presenza della cartilagine articolare.

In caso di FAI, invece, si verifica un contatto tra le due ossa, che causa dolore e difficoltà nei movimenti in quanto non combaciano come dovrebbero.

Diversamente dalla coxartrosi, un’usura della cartilagine legata principalmente all’avanzare dell’età, il conflitto femoro-acetabolare è causato da un’alterazione della struttura dell’anca.

Nello specifico può essere causato da anomalie della conformazione:

  • dell’acetabolo;
  • del femore.

In buona parte dei casi, le anomalie sono di tipo misto, interessando sia l’acetabolo che la testa del femore, e sono presenti in entrambe le articolazioni.

Conoscere le anomalie che portano al conflitto femoro-acetabolare è fondamentale, in quanto la sua risoluzione può variare: vediamo quindi prima le deformità anatomiche dell’acetabolo e, successivamente, quelle relative al femore.

impingement femoro acetabolare

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Impingement dell’acetabolo (PINCER)

Quando le alterazioni si riferiscono alla coppa acetabolare, il conflitto risulta in una sorta di chiusura della testa del femore, come se la si stesse pinzando: chiamato anche impingement “a pinza”, dall’inglese pincer, descrive perfettamente il comportamento dell’articolazione.

Le alterazioni morfologiche che interessano quest’osso possono essere date da:

  • un orientamento anomalo della coppa acetabolare (che modifica il tilt pelvico);
  • un’escrescenza ossea nella parte antero-superiore dell’acetabolo (che nei casi di retroversione o antiversione provoca il conflitto).

Queste malformazioni possono essere date dalla crescita, acquisite nel tempo oppure possono essere congenite.

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Impingement del femore (CAM)

L’impingement femorale, anche detto “a camma” per la deformità che la testa del femore acquisisce, può provocare una lesione cartilaginea del labbro acetabolare.

Quando si esegue un movimento, la forma della testa del femore crea una leva con la struttura dell’acetabolo, inducendo, inoltre, la formazione di osteofiti.

L’impingement femorale può:

  • essere di natura idiopatica (senza una causa a cui fare riferimento);
  • essere il risultato di una necrosi della testa del femore;
  • derivare da altre patologie (come l’epifisiolisi);
  • insorgere a seguito di una frattura non saldata a dovere.

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Sintomi del conflitto femoro-acetabolare

In entrambe le tipologie di conflitto, i sintomi comuni riscontrati sono:

  • dolore all’inguine e al gluteo;
  • rigidità articolare;
  • difficoltà nei movimenti di flessione, adduzione e intra-rotazione.

Inoltre si ha una difficoltà notevole nell’accavallare le gambe, considerando che le ossa in questo caso entrano in contatto.

Nelle prime fasi può essere difficile riconoscerlo: una diagnosi precoce, comunque, permette di intervenire tempestivamente e di evitare complicazioni, come l’artrosi d’anca.

Alcuni sport possono sollecitare il dolore, come:

  • ciclismo o equitazione (impingement passivo);
  • danza, arti marziali, calcio, pallavolo e simili (impingement attivo).

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Diagnosi

La diagnosi del conflitto femoro-acetabolare viene effettuata attraverso:

  • test FADIR;
  • risonanza magnetica nucleare (RMN);
  • radiografia dell’anca in posizione assiale e in proiezione antero-posteriore.

Il test FADIR (acronimo di flessione, adduzione e intra-rotazione) è una valutazione clinica che permette una prima verifica efficace: la sua positività va confermata comunque con i test di imaging sopra elencati.

La risonanza permette di identificare, nello specifico, la tipologia di impingement presente e la condizione della cartilagine articolare; la radiografia, invece, consente di verificare la riduzione della rima articolare e l’eventuale interessamento osseo.

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Trattamento conservativo

Il trattamento conservativo non elimina la possibilità del trattamento chirurgico, ma applicandolo in fase iniziale, migliora i sintomi e permette una recupero post-operatorio migliore e più veloce.

In genere si consigliano degli esercizi di allungamento per migliorare la qualità muscolare in flessione, adduzione e intrarotazione: in base ai risultati, si proseguirà la terapia con ulteriori esercizi, avendo cura di evitare le posizioni che causano il conflitto.

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Trattamento chirurgico

conflitto femoro acetabolare artroscopia

Come già anticipato, il trattamento chirurgico è risolutivo, in quanto le terapie conservative servono principalmente per migliorare temporaneamente i sintomi ed agevolare il recupero post-operatorio.

Le soluzioni chirurgiche principali sono 3:

  • chirurgia “a cielo aperto”;
  • chirurgia in artroscopia (mini-invasiva);
  • impianto di protesi d’anca.

Il trattamento chirurgico decomprimerà il conflitto, agirà sul labbro acetabolare e sulla cartilagine articolare.

La chirurgia a cielo aperto, ovvero con un’incisione diretta sull’anca per poterla sistemare a dovere, era la scelta prediletta fino al 2005, quando l’avanzamento tecnologico ha permesso l’intervento in artroscopia.

Con l’intervento mini-invasivo è possibile preservare le strutture circostanti l’anca che, con la chirurgia a cielo aperto, vengono danneggiate maggiormente.

Si hanno dei notevoli vantaggi con l’artroscopia, in quanto:

  • il sanguinamento è decisamente inferiore;
  • le incisioni sono molto piccole (meno di 1 cm);
  • i tessuti adiacenti vengono preservati;
  • l’operazione è più veloce;
  • il recupero post-operatorio è più breve.

Quando il conflitto femoro-acetabolare risulta in un danneggiamento eccessivo della cartilagine, l’intervento risolutivo è la protesi d’anca.

In tutti i casi elencati, è fondamentale intraprendere un percorso di fisioterapia, a seguito dell’operazione, per ripristinare correttamente il movimento: già durante la degenza ospedaliera il fisioterapista vi insegnerà gli esercizi, i movimenti corretti e quelli da evitare, per garantirvi un recupero ottimale e per prevenire complicazioni di sorta.

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