La revisione di una protesi d'anca

La revisione di una protesi d'anca è un intervento chirurgico che si rende necessario a causa del progressivo aumento dell’aspettativa di vita: stimando una durata media della protesi d'anca di circa 20 anni, risulta evidente come un paziente, al quale è stata data indicazione di protesi d'anca intorno ai 60 anni, abbia "consumato" la propria protesi in un età in cui la propria richiesta funzionale è ancora alta.

La revisione di una protesi d'anca

Il progressivo dilatarsi dell’aspettativa di vita e l’aumentato numero di pazienti giovani che si debbono sottoporre all’intervento hanno dunque reso più numerosi, proprio in questi ultimi anni, i casi in cui si rende necessaria una revisione o una sostituzione di una protesi d'anca.

Per comprendere l'incremento di richieste basti pensare che negli ultimi 3 anni il numero di persone che, al mese, cercano su Google "revisione protesi anca" è passato da 20 a 140.

Sono due, quindi, i motivi principali che, senza altri fattori esterni, possono portare alla revisione di una protesi d'anca, ovvero:

  • l’aumento dell’aspettativa di vita;
  • l’incremento dei pazienti giovani che hanno ricevuto un’indicazione di protesi d’anca.

Nonostante le moderne tecnologie siano riuscite a creare protesi d’anca di altissima qualità, la fisiologia dell’anca sottoposta ad intervento di protesi d'anca è comunque ben diversa da quella naturale.

Per questo motivo, oltre ai due motivi sopra descritti, ci possono essere moltissimi fattori che influenzano il cattivo funzionamento di un impianto.

Alcuni esempi sono:

  • il naturale allentamento delle parti mobili, che può essere accelerato dallo stress dovuto all’utilizzo e che causa l’instabilità dell’anca;
  • la lussazione della protesi d’anca, che può essere dovuta all’usura o a movimenti impropri;
  • l’utilizzo eccessivo, in sovraccarico, che talvolta si registra nei pazienti più giovani o in forte sovrappeso;
  • l’infezione, che può essere dovuta per esempio alla colonizzazione delle superfici da parte di batteri;
  • la frattura del femore in cui è inserita la protesi, che richiede l’inserimento di uno stelo più lungo;
  • la rottura o l’usura delle componenti protesiche, fenomeno comunque raro, ma che può interessare le parti più fragili.

I sintomi

La protesi da revisionare mostra generalmente dolore ingravescente all’anca durante il carico o la rotazione dell’articolazione, che tende a risolversi con il riposo.

Talvolta, il dolore e la rigidità possono estendersi all’intero arto inferiore, coinvolgendo soprattutto il ginocchio.

In caso di infezione o malfunzionamento meccanico possono manifestarsi anche sintomi come il rossore o la sensazione di calore localizzata fra anca e ginocchio.

La diagnosi

La radiografia risulta essere un utile strumento per comprendere l’entità del problema dal punto di vista dell’allineamento con gli altri elementi anatomici, ma anche a controllare che non vi siano perdite di massa ossea o problemi nel legame fra osso ed impianto.

Esami del sangue e prelievi di liquido articolare possono essere, infine, utilizzati allo scopo di indagare la presenza di eventuali infezioni a livello locale.

L'intervento di revisione di una protesi d'anca

È molto raro che il malfunzionamento di una protesi si possa risolvere in modo definitivo senza ricorrere ad una procedura chirurgica.

D’altra parte, l’utilizzo di stampelle o di tutori che aiutino a controllare l’instabilità ed i sintomi dolorosi può essere un buon espediente temporaneo per dare sollievo al paziente.

Questa strategia può servire ad avere il tempo di attuare tutte le procedure, anche diagnostiche, per una programmazione attenta dell’intervento.

Di solito, a meno che non vi siano particolari controindicazioni, consiglio ai pazienti di sottoporsi il prima possibile all’intervento di revisione, perché tentare un approccio differente potrebbe portare ulteriori deterioramenti del tessuto osseo intorno alla protesi e compromettere definitivamente le possibilità di impiantarne una nuova.

L’intervento di revisione della protesi d’anca deve prendere in considerazione entrambe le parti della protesi, ovvero:

  • la parte che si inserisce sulla testa del femore;
  • la parte che sostituisce il cotile.

È imprescindibile, inoltre, che lo specialista valuti la qualità dell’osso esistente al momento della revisione ed effettui la rimozione delle componenti protesiche guaste.

L’intervento si conclude con la ricostruzione dell’osso residuo e dei tessuti molli, con la fissazione delle nuove componenti all’osso.

La riabilitazione

Nella gran parte dei casi, la terapia fisica di riabilitazione ha inizio a meno di 24 ore dall’intervento, proprio per valorizzare il lavoro svolto durante il trattamento chirurgico.

La riabilitazione sarà simile a quella effettuata a seguito dell’intervento di primo impianto della protesi, anche se non è raro che il chirurgo consigli una maggiore cautela, per minimizzare il rischio di rovinare il nuovo impianto protesico.

Il percorso di riabilitazione per un simile trattamento è ovviamente molto variabile, per cui è bene comunicare ogni condizione che sembra anomala al proprio chirurgo, che può così valutare la fase di guarigione.

dottor Federico Valli Chirurgo Ortopedico

dr. Federico Valli


Medico Chirurgo
Specializzato in Anca e Ginocchio

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