In questo articolo vorrei approfondire il tema sport per le persone con protesi d’anca, in quanto ho potuto notare da diversi pazienti che ho curato, un sentito timore riguardo alla impossibilità di poter praticare i loro sport preferiti dopo l’operazione.

Una premessa prima di iniziare è molto importante: l’obiettivo della protesi d’anca non è di limitare le possibilità del paziente, ma restituire ciò che la coxartrosi (o altre patologie dell’anca) tolgono al paziente.

L’efficacia dell’impianto è sì legata alla bravura e all’esperienza del chirurgo, ma anche alla forza di volontà del paziente, che deve vedere nella protesi d’anca un aiuto concreto per riottenere il proprio stile di vita sportivo.

Pertanto, prima di procedere, vi invito a leggere questo articolo che approfondisce il post-operatorio della protesi d’anca, perché è proprio in questo momento che il paziente sarà il vero protagonista della sua storia di guarigione: sapere con cura il percorso che si intraprende è il primo passo per un recupero migliore e, soprattutto, più veloce.
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La protesi d’anca

La protesi d’anca è la soluzione nei casi in cui si presenti:

  • una grave coxartrosi (la cartilagine dell’anca è sensibilmente usurata);
  • una serie di traumi o microtraumi ai danni della testa del femore e dell’acetabolo che ne inibiscono la funzione naturale;
  • una risposta negativa alle terapie farmacologiche e alla fisioterapia per lungo tempo.

Il chirurgo sceglie questa soluzione generalmente quando la cartilagine presente tra la testa del femore e l’acetabolo è estremamente danneggiata, provocando:

  • dolore;
  • rigidità articolare;
  • difficoltà nella deambulazione, nel salire e scendere le scale e nello svolgimento delle attività quotidiane.

Quando si sceglie di optare per una protesi d’anca, soprattutto per i pazienti che svolgono attività sportiva (ma non solo), la riabilitazione post-operatoria deve essere eseguita scrupolosamente, così da rafforzare la muscolatura che terrà ben fermo in sede il nuovo impianto.
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Scelta della protesi

endoprotesi anca

In base al grado di degenerazione della cartilagine articolare e alla necessità di dover cambiare la protesi in seguito, la scelta può variare. Si parla dunque di:

  • endoprotesi (quando l’impianto prevede solo la sostituzione della testa del femore);
  • artroprotesi (quando si agisce sull’intera articolazione).

Le protesi hanno una durata compresa tra i 15 e i 20 anni: per questo, nei casi, di pazienti molto giovani, si prende in considerazione l’endoprotesi, in quanto meno invasiva nei confronti dell’osso, che lascia maggiori possibilità per un eventuale intervento futuro.
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Quali attività possono essere praticate?

In studio, naturalmente, viene presa in considerazione la storia del paziente e le necessità funzionali di quest’ultimo: pertanto, durante la visita specialistica si avrà modo di discutere la possibilità di continuare a praticare uno sport oppure sconsigliarlo.

Questo perché in alcuni casi, la pratica sportiva può portare a:

  • fratture delle zone adiacenti all’impianto;
  • mobilizzazione precoce della protesi;
  • lussazione della protesi d’anca;
  • usura precoce.

Queste informazioni si intendono relative al periodo successivo al recupero post-operatorio, ovvero dopo 3 / 4 mesi: il fattore fondamentale, comunque, è la ripresa della completa funzione dell’articolazione.
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Protesi anca: sport sconsigliati

protesi anca sport sconsigliati

Onde evitare, dunque, un ricorso ulteriore alla chirurgia, si sconsiglia la pratica degli sport ad alto impatto, come:

  • calcio;
  • sport da combattimento;
  • rugby.

Il calcio va inteso come sport non consentito e ad alto rischio di lussazione della protesi.
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Protesi anca: sport consentiti

protesi anca sport consentiti

Alcune discipline ritenute più soft possono essere svolte senza problemi, come:

  • sci di fondo;
  • sollevamento pesi;
  • equitazione;
  • escursionismo e trekking;
  • aerobica leggera;
  • golf;
  • camminata veloce;
  • bicicletta;
  • bowling;
  • nuoto.

Gli sport evidenziati possono essere praticati solo se già esperti della disciplina in questione.

Queste indicazioni sono state date dall’American Hip Society, con lo scopo di fornire informazioni utili per i pazienti portatori di protesi d’anca e intenzionati a praticare attività sportiva.

Viene da sé, dunque, che la scelta di uno sport a basso impatto, previa consultazione dello specialista che valuterà la possibilità in base a:

  • stato di salute generale del paziente;
  • la forma fisica;
  • l’età;
  • la frequenza;
  • l’intensità della pratica,

dovranno essere, comunque, controllate.
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Perché alcune attività possono essere svolte e altre no?

Ogni pratica sportiva prevede l’utilizzo di muscoli e articolazioni differenti: alcune risultano essere più rischiose in quanto la loro attuazione “moltiplica” il carico che l’articolazione deve sopportare.

Facciamo un esempio pratico: la camminata veloce moltiplica la forza che il peso corporeo imprime sull’articolazione per un multiplo compreso tra 2.5 e 3.5, in base all’andatura.

Questi valori risultano facilmente sopportabili da un’articolazione protesica, ma un aumento (in genere con multipli superiori le 5 o le 6 volte il peso corporeo), può essere molto rischioso.

Inoltre, vista la natura di alcuni sport, possono esservi:

  • sollecitazioni in rotazione dell’articolazione;
  • aumenti intensi di carico;
  • variazioni del carico articolare,

che possono influenzare negativamente la durata effettiva di una protesi d’anca correttamente impiantata.

Ad ogni modo, queste informazioni sono a puro scopo informativo: per avere un’idea chiara delle vostre possibilità e per non incorrere in spiacevoli conseguenze, consultate sempre e comunque lo specialista, che vi darà una risposta chiara e precisa sulle attività che potete e non potete svolgere dopo un intervento di protesi d’anca.
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