Introduzione

Questo approfondimento analizza in modo approfondito le 4 fasi dell’iter terapeutico per la cura della coxartrosi.

Le ossa iliache sono due ossa simmetriche che rappresentano la parte anteriore della struttura anatomica comunemente detta bacino. Sulla superficie esterna di entrambe le ossa si trova un’escrescenza che prende il nome di cotile o acetabolo ed ha la funzione di alloggiare la testa del femore, l’osso che sostiene la coscia.

Quest’articolazione, detta coxofemorale, dal nome dei due elementi che la compongono, è molto importante perché permette di effettuare l’intera varietà di movimenti possibili agli arti inferiori.

Nel linguaggio comune, prende il nome di anca.

La forma della testa del femore, semisferica, si incastra perfettamente all’interno del cotile del corrispondente osso iliaco.

La stabilità dell’articolazione è ulteriormente garantita dai tessuti molli come tendini, legamenti e borsa sinoviale, che servono appunto ad evitare che la testa del femore scivoli fuori dalla sua sede ma anche ad ammortizzare i piccoli traumi cui le superfici articolari sono sottoposte quando svolgiamo azioni come correre o saltare.

La testa del femore ed il cotile sono inoltre ricoperti dalla cartilagine, un tipo di tessuto che serve a migliorare la flessibilità delle ossa ma anche a diminuire l’attrito che si genera quando muoviamo l’articolazione stessa.
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Che cos’è la coxartrosi?

La coxartrosi è una patologia delle articolazioni delle anche, causata dalla degenerazione della cartilagine: quando essa si rovina e non ricopre più perfettamente le superfici articolari, l’aumento dell’attrito e la ridotta flessibilità dei tessuti può generare l’infiammazione delle altre parti molli (tendini, legamenti, borse sinoviali, ecc.) in una sorta di circolo vizioso che causa lentamente il deterioramento dell’intera articolazione.

L’artrosi dell’anca in medicina si chiama coxartrosi.

Se non è curata adeguatamente, l’artrosi dell’anca può determinare conseguenze serie sulla qualità di vita del paziente, come l’impossibilità di svolgere in autonomia la normali azioni della vita di tutti i giorni (camminare, allacciarsi le scarpe, alzarsi dal letto o da una sedia e così via…), la necrosi della testa del femore e, in casi di malattia molto avanzata, la deformità dell’articolazione stessa.
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I sintomi da riconoscere

Il sintomo più comune della coxartrosi è il dolore, che nelle fasi iniziali si manifesta in modo lieve, di solito a seguito di uno sforzo intenso o di un lungo periodo di inattività (per esempio dopo una notte di sonno o qualche ora alla scrivania).

La maggior parte dei pazienti in questa fase tende a sottovalutare questo segnale, perché il fastidio arrecato è spesso minimo ed i sintomi possono essere confusi con quelli di una contrattura muscolare.

In una fase successiva può comparire un’aumentata resistenza ai movimenti della coscia e una limitazione nell’ampiezza dei movimenti stessi.

Spesso è a questo punto che il paziente si preoccupa del problema e decide di farsi visitare da uno specialista.

Le fasi più avanzate della coxartrosi vedono comparire un dolore più intenso, presente anche a riposo, che rende molto difficile o addirittura impossibile la deambulazione.
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Le cause più comuni della coxartrosi

La degenerazione della cartilagine è in realtà un processo naturale, che è parte dell’invecchiamento.

Nei bambini, il tessuto cartilagineo è prevalente sulla superficie delle ossa; in seguito, con la crescita, la presenza di cartilagine si riduce fino a ricoprire solo le aree circostanti le superfici articolari. Questo processo può però essere accelerato considerevolmente da diversi fattori, fra i quali voglio elencare quelli più comuni:

  • traumi e colpi sono un’importante fattore di rischio per l’artrosi. Concorrono alla degenerazione non solo gli infortuni importanti ma anche quelli lievi, specialmente se si ripetono molte volte nel tempo;
  • l’usura dovuta ad un eccessivo utilizzo, come nel caso degli sportivi agonisti o dei lavoratori che svolgono un’attività professionale usurante;
  • il sovrappeso contribuisce al sovraccarico articolare, accelerando il processo in modo significativo;
  • diverse malattie del sistema cardiocircolatorio o del metabolismo possono influenzare la degenerazione articolare per via di alcuni meccanismi peculiari, fra i quali una minore irrorazione di sangue nella zona dell’articolazione;
  • l’immobilità forzata e più in generale la carenza di attività fisica influenzano la resistenza di muscoli, tendini e legamenti, che nel medio-lungo periodo ha un impatto significativo sullo sviluppo dell’artrosi.

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Le 4 fasi dell’iter terapeutico

coxartrosi prevenzione

Una volta identificata la causa della patologia, lo specialista sarà in grado di formulare una strategia appropriata per le esigenze del singolo paziente.

La strategia varia a seconda delle caratteristiche e della fase di avanzamento della patologia, delle aspettative del paziente e degli eventuali danni che la coxartrosi potrebbe già aver causato.

Potrà comprendere solo alcuni dei trattamenti descritti di seguito, oppure tutti, in base all’opportunità.
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Attività fisica + farmaci antinfiammatori

L’effetto antidolorifico ed antinfiammatorio della terapia farmacologica è, insieme ad un programma di attività fisica mirata, l’unico passaggio imprescindibile nel trattamento della coxartrosi.

Per i pazienti la cui artrosi è diagnosticata in fase iniziale, questi due elementi combinati potrebbero in alcuni casi essere sufficienti a rimandare l’intervento di protesi per molto tempo.

Anche nel caso di diagnosi in fase più avanzata, terapia farmacologica ed attività fisica restano cruciali e possono essere utilizzate nel periodo precedente all’intervento per tenere sotto controllo i sintomi ed in quello successivo per migliorare l’esito della chirurgia ed accelerare il recupero delle funzionalità articolari.
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Tecar per coxartrosi

Tecniche come la TECAR terapia e la terapia con onde d’urto possono essere complementari all’attività fisica ed alla fisioterapia ed essere efficaci nel rallentare il processo di degenerazione. La loro scarsissima invasività permette di riutilizzarle tante volte quante lo specialista lo ritenga necessario ed utile, senza alcun timore di provocare danni collaterali.
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La medicina rigenerativa

Si tratta di un gruppo di trattamenti conservativi, studiati originariamente per aiutare la chirurgia ricostruttiva, che negli ultimi anni sono stati sviluppati ed utilizzati per i vantaggi che offrono proprio in ambito ortopedico.

Le differenti tecniche (Lipogems, PRP, ecc.) sono basate sul medesimo concetto di lenire l’infiammazione ed indurre la rigenerazione nelle cellule di cartilagine che sono state danneggiate per via dell’artrosi.

Differiscono invece per il tipo di tessuto che viene prelevato dal paziente stesso per poi essere trattato e reiniettato nella parte anatomica che si desidera rigenerare. Ogni tecnica comporta vantaggi e svantaggi leggermente diversi, che uno specialista preparato è in grado di soppesare nel consigliare al paziente il trattamento più adatto.
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La protesi d’anca

La natura degenerativa dell’artrosi rende molto difficile, almeno nel lungo periodo, evitare l’intervento di sostituzione dell’articolazione con una protesi d’anca.

È possibile rallentare il processo per qualche tempo, ma nella gran parte dei casi si giungerà comunque al punto nel quale si rende necessario il trattamento chirurgico.

Si tratta di un tipo di trattamento che è praticato da più di mezzo secolo come standard terapeutico ed ha quindi una notevole probabilità di successo sia dal punto di vista del recupero funzionale che da quello del controllo dei sintomi dolorosi.

Gli altri trattamenti meno invasivi in questo caso sono adottati per massimizzare i benefici della procedura chirurgica e velocizzare il processo di riabilitazione.
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