L’operazione di protesi d’anca è di gran lunga il più comune intervento di chirurgia protesica ortopedica.

Basti pensare che, comprendendo protesi totali e parziali parziali, solo nel nostro paese si effettuano circa 150.000 interventi di questo genere ogni anno.

Di fatto, più della metà degli interventi di chirurgia protesica riguardano la sostituzione dell’articolazione coxofemorale.

Cos’è l’artrosi d’anca

L’artrosi è una patologia causata dalla degenerazione dei tessuti che proteggono le articolazioni ed in particolare delle cartilagini, che ricoprono il tessuto osseo che è normalmente a contatto con le superfici articolari.

Può causare sintomi dolorosi e gonfiore.
Nelle sue fasi più avanzate, determina anche una significativa riduzione nelle possibilità di movimento dell’articolazione.

L’articolazione coxofemorale, comunemente chiamata anca, unisce l’osso iliaco alla testa del femore, che si incastra nell’acetabolo (anche detto cotile dell’osso iliaco), posto all’estremità del primo.

L’artrosi d’anca o coxartrosi interessa quindi la congiunzione fra la coscia ed il bacino ed è causata dalla perdita di elasticità delle superfici dovuta al deterioramento delle cartilagini.
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Le cause della coxartrosi

Come per tutte le forme di artrosi, la coxartrosi può avere due cause principali:

  • il normale invecchiamento dei tessuti, dovuto al trascorrere del tempo ed all’usura;
  • traumi importanti, oppure piccoli traumi ripetuti molte volte nel tempo, come quelli cui sono sottoposti gli sportivi agonisti.

In condizioni normali la coxartrosi si manifesta in età giovanile (prima dei 50-55 anni) solamente nei casi in cui la seconda causa sia prevalente.

Alcune patologie ereditarie, autoimmuni o infiammatorie possono però accelerare notevolmente il processo di deterioramento delle cartilagini, abbassando significativamente l’età alla quale può essere diagnosticata.
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I sintomi della coxartrosi

L’artrosi difficilmente viene diagnosticata nella sua fase iniziale, perché di solito i sintomi più evidenti si presentano solo quando la degenerazione è già in corso.

Il dolore inizialmente si manifesta dopo uno sforzo intenso o, al contrario, a seguito di un periodo di riposo, per esempio al mattino quando ci si alza dal letto.

Può essere accompagnato da gonfiore e sensazione di calore nei pressi dell’articolazione.

Quando la malattia è in fase più avanzata, è possibile che il paziente percepisca anche difficoltà nel muovere l’articolazione oltre un certo angolo ed instabilità.

Questi sintomi possono aggravarsi fino a determinare l’impossibilità a camminare in modo autonomo, ma anche serie difficoltà ad alzarsi, vestirsi e compiere semplici azioni della vita di ogni giorno.
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La protesi d’anca: soluzione alla coxartrosi sintomatica non responsiva alle terapie

Fino a quando è possibile, l’artrosi d’anca è gestita con trattamenti poco invasivi come l’assunzione di antinfiammatori o le tecniche di medicina rigenerativa, che possono essere utili per alleviare i sintomi e rallentare il processo di deterioramento delle superfici articolari.

Purtroppo, però, la sua natura degenerativa non consente, se non in rari casi, di risolvere il problema senza l’intervento di un chirurgo ortopedico e l’impianto di una protesi d’anca.

In questo approfondimento ho analizzato le 6 domande che mi vengono più proposte di frequente durante la visita:

  • https://federicovalli.it/protesi-anca-intervento-chirurgico/

In ogni caso, si tratta di un intervento che ha un’altissima percentuale di successo e consente di annullare i sintomi e ripristinare buona parte della funzionalità dell’articolazione.
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I componenti dell’impianto

Dopo aver confermato la diagnosi, lo specialista decide se sia sufficiente l’impianto di una protesi parziale (endoprotesi) o sia necessario impiantare la protesi totale (artroprotesi).

La protesi parziale sostituisce solamente la testa del femore, che di solito è la parte più deteriorata ed è indicata nei pazienti “grandi-anziani” con scarse richieste funzionali; la protesi totale consiste in un meccanismo più articolato, che sostituisce anche l’acetabolo e viene quindi impiantato direttamente sulla superficie dell’osso iliaco.
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Descrizione dell’intervento chirurgico

Lintervento chirurgico, quando è possibile, viene di solito programmato con procedura mininvasiva, che consente di effettuare non solo incisioni più piccole, ma soprattutto una gestione dei tessuti molli peri-articolari meno aggressiva; questa metodica permette tempi di recupero post-operatori più veloci.
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Aspettative realistiche post-intervento

Il recupero della funzionalità dell’anca dopo l’intervento chirurgico ovviamente non è immediato. È importante sottolineare che i tempi possono variare significativamente a seconda di parametri come:

  • l’età del paziente;
  • la capacità rigenerativa dei suoi tessuti;
  • il tipo di procedura adottata.

In qualsiasi caso, allo scopo di massimizzare l’efficacia dell’operazione, è della massima importanza seguire diligentemente le indicazioni del chirurgo ed il programma di fisioterapia riabilitativa proposto dal team multidisciplinare.

In media, il percorso di riabilitazione dura fra i 3 ed i 6 mesi successivi all’intervento, con abilità e autonomia sempre crescenti.

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Come proteggere la protesi

Le moderne protesi meccaniche sono fatte per durare molto a lungo e superare i 20 anni di utilizzo, se vengono adoperate in maniera corretta.

Nonostante siano solide, è infatti consigliabile che il paziente eviti di utilizzarle al limite delle loro possibilità e non le sottoponga a stress eccessivi o traumi come quelli che potrebbero derivare dalla pratica di sport di contatto o comunque attività usuranti.

Questo non significa che non sia più possibile svolgere attività fisica: al contrario, se viene effettuato con le dovute accortezze, lo sport è molto positivo perché consente di rinforzare la muscolatura della gamba e quindi di diminuire il carico meccanico sulla protesi.

Nel caso di usura o malfunzionamento è comunque possibile effettuare un intervento di sostituzione della protesi con una nuova.

Si tratta però di un intervento più complicato del primo, che comporta una pianificazione e una gestione intra-operatoria e post-operatoria più delicata.
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