L’articolazione che unisce femore e tibia, due fra le ossa più grandi del corpo umano, si accosta a quella fra femore e rotula formando il ginocchio, un complesso articolare importantissimo e molto delicato. Molti fra noi danno per scontata la salute delle proprie ginocchia, che sono forti e stabili specialmente in giovane età; fino a quando funzionano a dovere, è difficile rendersi conto di quanto siano importanti per svolgere le più semplici attività della vita di tutti i giorni.
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La cartilagine del ginocchio

Le ginocchia non sono però costituite solo dalle ossa. Legamenti, tendini, muscoli e cartilagini contribuiscono alla stabilità dell’articolazione, ne permettono il movimento, riducono l’attrito fra le superfici e migliorano l’ammortizzazione delle forze coinvolte nei movimenti stessi.

La cartilagine, in particolare, è molto importante nelle funzioni di riduzione dell’attrito ed ammortizzazione dei colpi, migliorando la distribuzione dei carichi sulle varie superfici. I menischi, delle cui lesioni spesso si parla in relazione agli infortuni degli sportivi, sono quattro piccoli cuscinetti di cartilagine, di forma discoidale, che assolvono proprio queste due funzioni.

Il danneggiamento delle strutture cartilaginee del ginocchio è un problema da non sottovalutare mai, perché dalla salute di queste strutture può dipendere quella di tutti gli altri elementi che compongono il complesso articolare.

Quando la cartilagine si deteriora, il processo degenerativo che deriva porta all’artrosi, una condizione patologica dolorosa. Questa può a sua volta essere causa di lacerazione dei legamenti ed indebolimento del tessuto muscolare e, se trascurata, può rendere necessario un intervento chirurgico per la sostituzione dell’articolazione con una protesi.

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I sintomi delle lesioni cartilaginee

In ogni caso, proprio la natura degenerativa di questo processo lo rende progressivo. In sostanza, molto prima che la situazione precipiti fino a rendere indispensabile il trattamento chirurgico, si manifestano i sintomi dell’artrosi.

Il dolore esordisce in modo leggero, spesso dopo un breve periodo di riposo o, al contrario, al termine di uno sforzo prolungato. Sintomi “meccanici” come la sensazione di blocco dell’articolazione sono comuni in una fase successiva, per esempio quando la lesione causa la presenza di un corpo libero o di un lembo scomposto di cartilagine. Nella stessa fase, si può sviluppare un versamento, che potrebbe essere più evidente a seguito dell’attività fisica ed alleviarsi in condizioni di riposo.
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L’importanza di una diagnosi precoce in artroscopia

La diagnosi precoce di questo tipo di lesioni è molto importante. Come abbiamo detto, infatti, la natura degenerativa delle lesioni cartilaginee ne determina il progressivo peggioramento, che non può essere arrestato senza un trattamento adeguato.
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La ricostruzione cartilaginea

Il trattamento delle lesioni cartilaginee del ginocchio non è comunque una procedura semplice perché dipende dalla capacità del tessuto cartilagineo di rispondere agli stimoli e rigenerarsi, in maniera da supplire alle proprie carenze.

Tuttavia, questo non avviene mai in maniera completa ed il tessuto che rimpiazzerà quello danneggiato sarà comunque più facile a deteriorarsi di quello “originale”.

Per questo motivo, i termini “guarigione” e “riparazione” sono diventati aspecifici quando si parla di cartilagine del ginocchio. I progressi in questo ambito sono un importante obiettivo scientifico, che la medicina persegue proprio in questi ultimi anni.
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Le cause delle lesioni traumatiche della cartilagine articolare

Ci sono molte differenti ragioni per le quali le superfici articolari si deteriorano. La più comune è certamente il trascorrere del tempo, che comporta l’invecchiamento dei tessuti che compongono l’articolazione stessa. Tuttavia, molti altri fattori sono coinvolti e le cause traumatiche hanno spesso una certa influenza nella comparsa dell’artrosi, in modo particolare quando si manifesta in età precoce, prima dei 55-60 anni di età.

Il sovraccarico dell’articolazione, per esempio, è certamente un importante fattore di rischio per la comparsa di artrosi precoce, che spesso colpisce infatti gli sportivi che si allenano troppo assiduamente, ma anche le persone in forte sovrappeso. Lo stesso vale per i traumi, indipendentemente dal fatto che essi siano acuti oppure più lievi ma ripetuti nel tempo.
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Le tipologie di lesione alla cartilagine

Ogni singolo evento traumatico che interessa l’articolazione influenza la sua salute e può essere classificato, a grandi linee, a seconda del tipo di lesione che esso provoca. Secondo tale logica di classificazione, gli eventi traumatici si dividono in questi tre gruppi:

  1. Eventi che provocano un danno microscopico, a livello cellulare, senza una distruzione visibile della superficie articolare.
  2. Eventi che causano una macrodistruzione che interessa solo la superficie articolare, detta lesione parziale
  3. Eventi che hanno come conseguenza una lesione della superficie articolare e dell’osso subcondrale, anche detta lesione a tutto spessore

Sebbene possa apparire controintuitivo, le lesioni a tutto spessore sono spesso quelle la cui riparazione spontanea dà i risultati migliori; rispetto alle lesioni parziali, infatti, quelle a tutto spessore comportano il trasferimento di cellule del midollo osseo, la cui natura permette di ripristinare l’afflusso di sangue ai tessuti rigenerati.
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Terapia farmacologica

L’assunzione di farmaci antinfiammatori è utile a controllare i sintomi dei danni alle cartilagini articolari ma non ha alcuna efficacia sulle lesioni e sulla loro rigenerazione. Si tratta quindi di una terapia parziale, che è sufficiente solo nei casi di lesioni molto lievi, che sarebbero comunque andate incontro alla rigenerazione spontanea.

La cosiddetta viscointegrazione consiste nello stimolare la produzione di sostanze come collagene ed acido ialuronico da parte dei sinoviociti, delle cellule che si trovano nella membrana sinoviale. Rappresenta un’opzione terapeutica introdotta relativamente di recente, che può integrare la terapia farmacologica e produrre risultati molto soddisfacenti in casi di danneggiamento moderato, senza che vi sia la necessità di ricorrere a metodi più invasivi.
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Medicina rigenerativa

Per casi di degenerazione leggermente più avanzati, un’altra opzione di trattamento a bassa invasività è rappresentata dalla medicina rigenerativa. Attraverso trattamenti come il PRP [Plasma Ricco in Piastrine) e il Lipogems è possibile utilizzare le proprietà rigenerative già presenti nel nostro organismo per stimolare la riparazione dei tessuti danneggiati da parte dell’organismo.

Entrambi i metodi si basano sul trattamento di tessuti prelevati dallo stesso organismo del paziente, che vengono poi infiltrati localmente, in questo caso nel ginocchio. I tempi per ottenere risultati con questo metodo non sono immediati: per apprezzarne pienamente l’efficacia, sono di solito necessari alcuni mesi.
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Gli interventi chirurgici possibili

Quando il trattamento conservativo non ha l’efficacia desiderata o quando la situazione è ormai troppo compromessa perché si possa sperare che una strategia meno invasiva generi risultati risolutivi, l’unica opzione a disposizione è l’intervento chirurgico. Gli obiettivi del trattamento chirurgico di solito sono i seguenti:

  • attenuare i sintomi;
  • arrestare la progressione degenerativa;
  • ripristinare l’anatomia della superficie articolare;
  • facilitare il processo di guarigione del tessuto danneggiato.

Fra le diverse opzioni chirurgiche, si possono elencare il lavaggio artroscopico, l’artroplastica per abrasione, i trapianti osteocartilaginei, l’osteotomia ed il riallineamento meccanico.

Il lavaggio artroscopico di solito offre buoni risultati a breve-medio termine per il controllo dei sintomi dolorosi, specialmente nei casi in cui vi siano detriti di tessuto che ostruiscono l’articolazione, bloccandone il corretto funzionamento.

L’artoplastica per abrasione consiste nel raschiare il tessuto malato fino a “scoprire” la parte sana ed ha lo scopo di stimolare la crescita di nuovo tessuto per rimpiazzare quello danneggiato.

I trapianti osteocartilaginei consistono nella sostituzione della porzione deteriorata con tessuto di cartilagine articolare sano, prelevato da una diversa articolazione dello stesso paziente, non ancora intaccata da lesioni. In quest’ambito si stanno inoltre studiando le diverse possibilità d’impianto di tessuti di materiali autologhi [prelevati quindi dal paziente stesso], che vengono bio-ingegnerizzati per consentire una migliore efficacia rigenerativa.

Osteotomia e riallineamento meccanico sono interventi dall’efficacia consolidata che, pur avendo tempi di recupero maggiori, possono rappresentare un mezzo utilissimo per ritardare significativamente la chirurgia d’impianto della protesi, che nei casi di lesioni importanti resta comunque l’unica soluzione davvero definitiva.
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Il decorso post-operatorio

È ovvio che tempi e modalità di riabilitazione a seguito dell’operazione chirurgica possano variare notevolmente a seconda della natura dell’intervento e delle condizioni generali del paziente. In generale, si tende a fare in modo che la fisioterapia e la mobilizzazione dell’articolazione comincino al più presto possibile, spesso il giorno stesso dell’intervento.

Per ottenere i migliori risultati possibili è infatti necessario che il paziente si impegni con la massima serietà nel seguire le indicazioni degli specialisti sul recupero, specialmente nei giorni e nelle settimane che seguono il trattamento chirurgico.

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