La salute delle ginocchia non è di solito una grande preoccupazione, almeno per chi è giovane e sano.

Come avviene per molte altre cose, ci ricordiamo della loro importanza soprattutto quando cominciano a darci dei problemi: essere in grado di alzarsi, camminare e compiere altre operazioni che fanno parte della nostra routine dipende inevitabilmente dalla stabilità e dalla flessibilità dell’articolazione che congiunge la tibia ed il femore.

Però, se è vero che è impossibile evitare di invecchiare, di sicuro non è impossibile evitare di sentirsi vecchi, naturalmente a condizione di impegnarsi per migliorare le proprie condizioni fisiche (e psicologiche, ovvio)!
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Cosa è la gonartrosi

La gonartrosi o artrosi del ginocchio è una patologia degenerativa che colpisce il ginocchio, deteriorando le cartilagini e più in generale tutti i tessuti che fanno parte del complesso articolare che congiunge la coscia con la gamba.

Sebbene possa colpire anche i giovani, è uno dei peggiori nemici della salute delle persone anziane, che costituiscono la grande maggioranza dei pazienti cui viene diagnosticata.

Di fatto, oltre a rendere più difficili e dolorose le attività della vita quotidiana, la gonartrosi ha l’effetto indiretto di rendere difficile per queste persone lo svolgimento dell’attività fisica, che le aiuterebbe a mantenere il loro corpo in buone condizioni, quindi a migliorarne la salute ed a sentirsi più giovani.
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I sintomi e le cause della gonartrosi

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Il ginocchio è un complesso articolare piuttosto robusto, quindi l’artrosi che lo colpisce di solito è causata da più elementi che generano infiammazione, che interagiscono fra loro.

Il principale responsabile è quasi sempre la cartilagine, il cui deterioramento può avere varie cause; le più comuni sono:

  • il naturale processo di invecchiamento cellulare;
  • il peso corporeo eccessivo;
  • il sovraccarico, determinato dal troppo allenamento o lavoro.

Anche i piccoli e grandi traumi cui il ginocchio è sottoposto possono entrare in gioco, specialmente quando l’artrosi è diagnosticata precocemente (prima dei 55 anni).

La gonartrosi causa dolore e diminuzione della flessibilità articolare.

L’articolazione entra in un circolo vizioso nel quale il deterioramento delle strutture causa infiammazione, che aumenta l’attrito e deteriora ulteriormente le cartilagini.

La natura degenerativa della malattia determina una costante progressione dei sintomi, specialmente se è diagnosticata in fase avanzata o non viene trattata in maniera appropriata.

Purtroppo questo è un problema piuttosto comune, perché i sintomi all’inizio tendono a manifestarsi in forma lieve e soprattutto a seguito di sforzi intensi, ed il paziente è propenso a prenderli in considerazione solo quando si aggravano.

Nella grande maggioranza dei casi la gonartrosi sintomatica non responsiva a terapia farmacologica deve quindi essere risolta per forza attraverso una procedura chirurgica, che si potrebbe invece evitare o rimandare per molto tempo se fosse diagnosticata nelle prime fasi; per questo motivo consiglierei a tutti di non aspettare e rivolgersi allo specialista non appena sospettino di aver sviluppato questa condizione patologica.
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F.A.Q.: le 6 domande più frequenti

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Molti pazienti arrivano alla visita specialistica con tante domande, una pratica che amo incoraggiare perché una parte importante di qualsiasi trattamento parte dal comportamento del paziente e quindi dalla sua consapevolezza.

Perciò voglio mettere in fila le domande che più frequentemente mi vengono rivolte dalle persone che ricevo nel mio ambulatorio, durante la prima visita.
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1 – Posso andare in bicicletta?

Assolutamente, si! L’esercizio fisico fa molto bene ai sintomi dell’artrosi, in modo particolare se non è eccessivamente intenso, proprio come una tranquilla passeggiata in bicicletta.

È ovvio invece che non consiglierei l’iscrizione al Tour de France ai miei pazienti che soffrono di artrosi: è necessario commisurare il tipo di attività alle proprie caratteristiche ed al grado di avanzamento della patologia.
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2 – Sono sovrappeso, incide sullo sviluppo della patologia?

Di nuovo, una risposta affermativa. Il sovrappeso è uno dei principali fattori di rischio della degenerazione delle cartilagini del ginocchio ed ha una notevole influenza anche sulla severità dei sintomi; perdere peso sarebbe quindi molto importante per rallentare la progressione della malattia e sentirsi meglio.
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3 – PRP e Lipogems sono validi aiuti?

Possono esserlo in molti casi, ma la loro utilità è maggiore in maniera proporzionale alla potenzialità rigenerativa dell’articolazione, che dipende dall’età e dal grado di avanzamento della patologia.

In pazienti giovani, la cui gonartrosi è diagnosticata precocemente, trattamenti di medicina rigenerativa, come PRP e Lipogems, possono permettere di ritardare il trattamento chirurgico per molti anni, specialmente se accompagnati da un serio programma di riabilitazione.

Quando la malattia è più avanzata di solito sono invece utilizzati per alleviare i sintomi nel caso il paziente non sia candidabile all’impianto della protesi.
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4 – Quando è necessario l’impianto della protesi?

Non è raro che un intervento di protesi di ginocchio si renda necessario; talvolta è possibile rimandarlo per qualche tempo grazie all’esercizio fisico ed alle tecniche di medicina rigenerativa, ma la maggior parte dei pazienti non ha altro modo per risolvere definitivamente il problema.

Si tratta di un intervento che è ormai da molti anni uno standard di trattamento, ed è efficace nel ripristinare la funzionalità del ginocchio in un’altissima percentuale di casi.
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5 – Quanto dura una protesi?

Le protesi attualmente in commercio sono state perfezionate osservando per molti anni i pazienti che avevano subito l’operazione, ed i risultati si vedono: la durata media delle protesi è senza dubbio nell’ordine di 10/15 anni e non è frequente che si debba procedere ad un intervento di revisione, intervento che comunque, grazie ai moderni progressi tecnologici è reso più performante.
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6 – Perché è così importante rispettare il piano fisioterapico?

Come ho detto, una parte significativa del mio lavoro, in realtà, la svolge necessariamente il paziente!

L’esito dell’intervento dipende da molti fattori, fra i quali certamente ci sono anche le capacità dello specialista che lo effettua.

La volontà e la disciplina del paziente hanno però un peso quasi altrettanto importante, perché il pieno recupero delle funzionalità è determinato soprattutto dal diligente svolgimento del programma di riabilitazione, che viene proposto dal team medico prima che il paziente lasci la struttura dove è stato operato.
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