Displasia Anca nell’Adulto

La displasia congenita dell’anca (DCA) è una formazione anormale dell’articolazione coxo-femorale, risultato di molteplici fattori che influenzano la crescita.

È una causa frequente di artrosi secondaria nei pazienti adulti, ma se diagnosticata in tempo e correttamente trattata non dovrebbe dare problemi per tutta la vita.

Quando la displasia congenita dell’anca non viene trattata, l’acetabolo cresce piatto e con margini sfuggenti: la conseguenza a lungo termine è l’insorgenza precoce della coxartrosi.

I fattori di rischio

Il fattore di rischio più conosciuto è riconducibile alla genetica: in genere sono presenti in famiglia casi, anche lievi e non diagnosticati, di displasia congenita dell’anca.

La deformazione dell’anca, ad ogni modo, può avvenire anche a seguito di un posizionamento errato del bambino nel grembo materno.

È stata riscontrata una correlazione con alcune sindromi genetiche, quali:

  • la sindrome di Marfan;
  • la sindrome di Ehlers-Danlos.

Sebbene la DCA spesso sia presente già dalla nascita, può anche svilupparsi durante il primo anno di vita di un bambino.

I sintomi

Nei neonati e bambini con displasia congenita dell’anca, l’anca non risulta essere correttamente formata.

La testa del femore non è collocata completamente all’interno dell’acetabolo, facilitando, dunque, la dislocazione.

Si sviluppa, dunque, un processo degenerativo, in cui il bambino mostrerà:

  • tempi più lunghi per imparare la deambulazione;
  • zoppia (lieve o grave);
  • instabilità articolare;
  • tendenza alla lussazione dell’anca.

Con il passare del tempo, se la condizione non viene trattata, si verrà a creare una nuova formazione ossea all’interno della fossa acetabolare, chiamato neocotile: questo renderà la deambulazione difficoltosa e con il passare del tempo potrà presentarsi anche dolore.

La diagnosi 

Per la diagnosi si ricorre a due procedure:

  • la manovra di Ortolani;
  • il test di Barlow.

I metodi sono entrambi indolori, ma devono essere necessariamente eseguiti da uno specialista.

Il mancato sviluppo dell’articolazione si paleserà con un rumore dovuto allo scatto dell’articolazione (simile al un “click”) all’attuazione di entrambe le manovre.

Durante i primi mesi di vita, comunque, viene effettuata un’ecografia delle anche, che mette in evidenza eventuali malformazioni e problemi: i test vengono ancora effettuati, ma l’ecografia come test di screening in alcuni casi ha sostituito la loro pratica.

Ad ogni modo, in alcuni casi è possibile identificare la displasia congenita già con una semplice ispezione visiva, in quanto può essere più o meno evidente l’asimmetria dei due arti, evidenziata da:

  • pliche cutanee delle cosce;
  • extrarotazione dell’arto colpito.

Quando la deformazione non è presente alla nascita, ma si manifesta una volta che il bambino inizia a deambulare, si presenteranno alcuni segni clinici:

  • zoppia;
  • fenomeno di Trendelemburg, in cui i muscoli dei glutei perdono il tono, conseguenza della deformità;
  • ritardo nella deambulazione (non prima dei 18-24 mesi di vita).

Purtroppo il trattamento in questo caso risulta più difficile, diversamente da quando viene diagnosticata in età prenatale.

Le cure della displasia nell’adulto

La displasia congenita dell’anca può essere trattata efficacemente e in maniera più semplice tanto più viene diagnosticata precocemente.

Come abbiamo detto anche prima, la malformità può essere causata da un posizionamento non corretto del bambino nel grembo materno: è possibile, infatti, che la nascita in sé possa risolvere la condizione, in quanto viene a mancare la causa.

Il trattamento della deformità, ad ogni modo, deve essere effettuato fin dalle prime settimane di vita, quando l’articolazione è ancora prevalentemente cartilaginea, quindi più facilmente modellabile, onde evitare le conseguenze sopra descritte.

A questo proposito vengono utilizzati dei semplici divaricatori o tutori per il tempo necessario per il rimodellamento completo, che varia in base all’inizio del trattamento e al grado di deformità: il rimodellamento, infatti, è massimo nelle prime settimane, tendendo alla diminuzione con il passare del tempo.

Se la displasia congenita dell’anca viene diagnosticata durante il periodo di deambulazione del bambino (fino a due anni dalla nascita), il trattamento è diverso e, purtroppo, più invasivo.

Si ricorre in questo caso al trattamento chirurgico per riposizionare il femore in modo corretto con un’osteotomia di centramento, per migliorare il movimento nell’acetabolo.

Se effettuato entro i 3 anni di età, questo trattamento può portare a un progressivo miglioramento, in caso contrario può essere necessaria, dopo il 5° anno di età, un’osteotomia del bacino.

I casi non trattati durante i primi mesi di vita, necessitano quasi sempre della chirurgia protesica in età più avanzata (40 – 50 anni) perché causa di coxartrosi.

L’intervento chirurgico

La protesi d’anca per gestire gli esiti di una displasia congenita nell’adulto comportano un’adeguata preparazione pre-operatoria per pianificare il tipo di protesi e valutare attraverso uno studio TAC eventuali deficit ossei.

Nella maggior parte dei casi sono pazienti che, in età più giovane, hanno subito interventi considerati “ricostruttivi” o di “salvataggio” come le osteotomie che hanno avuto l’obiettivo di ridirezionare l’acetabolo aumentando la copertura della testa femorale.

Nei casi più gravi oltre ad una degenerazione ossea esiste poi un’alterazione dei tessuti molli (dismetria degli arti, ipotonotrofia, zoppia cronica) che dovrà essere trattata soprattutto con un lavoro fisioterapico pre e post-intervento.

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