Rottura Menisco

La rottura del menisco è un evento, purtroppo, abbastanza frequente: visto l’importante ruolo che ricopre nella deambulazione, la lesione può avere conseguenze gravi, soprattutto se coinvolge anche altre strutture del ginocchio.

Prima di procedere, è utile comprendere cos’è il menisco e in che modo lavorano.

Il menisco

Il menisco, o più precisamente, i menischi sono fibrocartilagini dalla forma semilunare che si trovano tra le superfici articolari del femore e della tibia: hanno l’importante ruolo di ammortizzare le sollecitazioni del corpo umano, producendo il liquido sinoviale durante lo scarico e il carico, lubrificando le superfici articolari e facilitando il movimento.

Sono strutture scarsamente vascolarizzate nell’adulto, ragion per cui la loro capacità di guarigione risulta scarsa.

Il menisco mediale ha, inoltre, l’importante compito di evitare la traslazione anteriore del femore, agendo come vincolo secondario in assenza del legamento crociato anteriore e svolgendo, dunque, una funzione stabilizzante per l’articolazione del ginocchio.

La rottura del menisco

La funzione dei menischi è principalmente meccanica, perciò essi si lesionano facilmente se sottoposti a una distrazione anormale.

La rottura del menisco è, in genere, conseguenza di movimenti errati e violenti, come:

  • la rotazione interna o esterna del ginocchio;
  • il passaggio da posizione accucciata (come negli squat) a posizione eretta, con i piedi fissi al suolo;
  • il movimento di iperestensione del ginocchio (il cosiddetto “calcio a vuoto”).

La lesione è più frequente nella popolazione più giovane e nei soggetti attivi, mostrando una frequenza maggiore per quanto riguarda i meniscali mediali, da 4 a 5 volte più frequenti delle lesioni laterali.

La storia di un trauma importante è presente soprattutto nella popolazione giovane e le lesioni sono spesso associate ad un danno al legamento crociato anteriore; subito dopo il trauma, generalmente, si verifica una tumefazione della zona.

In alcuni casi, la lesione non è conseguenza di un trauma unico e violento, ma di microtraumi minori ripetuti nel tempo: in questo caso si parla di lesione meniscale degenerativa.

Tipologie di rottura del menisco​

Le lesioni del menisco possono essere di vario tipo, distinte in base alla:

  • zona interessata;
  • forma della rottura.

In base alla zona d’interesse, parliamo di lesioni:

  • del corno posteriore;
  • del corno anteriore;
  • del corpo meniscale (mediale e laterale).

Le modalità di rottura, inoltre, suggeriscono un trattamento differente tra loro, differenziandosi in lesioni:

  • longitudinali;
  • radiali;
  • orizzontali;
  • con flap meniscale, in cui un frammento meniscale instabile si muove con il movimento del ginocchio;
  • a manico di secchio, che provocano un blocco articolare del ginocchio.

I sintomi della rottura del menisco

I tipici disturbi in un giovane atleta sono dolore e blocco dopo un trauma in torsione.

Negli individui di età media e avanzata sono più comuni rotture degenerative; la lesione, in questi casi, può essere conseguenza di normali attività quotidiane, come accovacciarsi e flettere le ginocchia, manifestandosi con:

  • uno scatto dell’articolazione;
  • blocco del ginocchio interessato;
  • tumefazione;
  • dolore localizzato alla rima articolare.

La diagnosi di rottura del menisco

La diagnosi di lesione meniscale è generalmente clinica.

Il dolore alla rima articolare a seguito di palpazione della zona, in corrispondenza del menisco rotto, è molto utile nella diagnosi.

Oltre a ciò, sono necessari dei test di imaging, al fine di confermare la diagnosi, come la risonanza magnetica (RMN), che evidenzia le superfici meniscali e le alterazioni della struttura interna dei menischi.

La diagnosi differenziale, inoltre, rappresenta un elemento fondamentale per la definizione del trattamento.

I pazienti con una gonalgia mediale e antero-mediale costituiscono, in questo senso, un gruppo più problematico; la maggior parte di loro ha una patologia meniscale secondaria a un’artrosi sottostante.

Queste ginocchia, pertanto, non possono essere trattate come se avessero una patologia meniscale isolata, ma rientrano in un quadro di gonartrosi, dal trattamento completamente differente.

Rottura del menisco: trattamento conservativo

Nella maggior parte dei casi, la cura per la rottura del menisco, si dovrebbe iniziare con un trattamento conservativo aspecifico che includa l’utilizzo di:

  • farmaci anti-infiammatori;
  • esercizi isometrici del quadricipite;
  • la limitazione delle attività di flessione del ginocchio.

I pazienti che presentano comunque una rottura del menisco e sui quali i trattamenti conservativi non sembrano essere risolutivi sono candidati all’intervento chirurgico.

L’intervento chirugico al menisco

Esistono diverse opzioni per il trattamento chirurgico, che possono essere classificate in due gruppi principali:

  • interventi escissionali (meniscectomia selettiva parziale / meniscectomia subtotale);
  • riparazione meniscale (sutura meniscale).

I fattori decisionali da considerare sono:

  • la localizzazione;
  • la morfologia della lesione;
  • l’estensione della lesione;
  • una lesione legamentosa associata;
  • il livello di attività del paziente;
  • l’età;
  • la professione;
  • le aspettative del paziente;
  • lo stato microstrutturale del menisco.

Tra questi fattori i più significativi sono la morfologia e la localizzazione della lesione, per cui i trattamenti possono essere differenti.

Avremo:

  • per le lesioni oblique lunghe, un trattamento con sutura, in quanto una meniscectomia potrebbe comportare una perdita totale della funzione meniscale;
  • per le lesioni a lembo di breve lunghezza, la meniscectomia selettiva;
  • per le rotture orizzontali, riscontrate per lo più in ginocchia degenerative, la meniscectomia parziale.

Un aspetto fondamentale è capire che l’indicazione al trattamento chirurgico non va sottovalutata, in quanto è pur sempre un intervento chirurgico; l’errore da non commettere è pensare che la meniscectomia artroscopica, essendo un intervento “minore”, vada bene sempre e comunque.

Possibili complicanze

In pazienti di età superiore ai 60 anni con un processo artrosico già in corso può comparire un’osteonecrosi post-meniscectomia.

Generalmente questi pazienti, dopo un periodo asintomatico post-intervento, descrivono la comparsa di un dolore improvviso e violento che può non essere ben localizzato; la gestione in questo caso è differente, ricorrendo a:

  • trattamento conservativo;
  • le potenzialità della medicina rigenerativa associate ad una meniscectomia, se la lesione meniscale è sintomatica e resistente.

Da quanto detto sopra, dunque, si evince la necessità di identificare con precisione la tipologia di lesione e il trattamento più adeguato, per permettere di recuperare nel miglior modo possibile (e in tempi discreti) la funzionalità articolare.

I tempi di recupero

Quando non vengono coinvolte altre strutture anatomiche (lesioni meniscali isolate), i tempi di recupero sono compresi tra i 20 e i 30 giorni.

In caso di sutura meniscale, invece, i tempi di recupero risultano essere più lunghi, in modo da garantire una buona cicatrizzazione della lesione; sarà necessario bloccare il ginocchio con un tutore per un mese e successivamente procedere con il programma di riabilitazione.

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