L’osteonecrosi del ginocchio, chiamata anche necrosi avascolare, necrosi ossea o infarto osseo, può essere spontanea ed avere un’insorgenza improvvisa, oppure essere la conseguenza di un trauma passato.
Prima di approfondire in che modo si presenta nell’articolazione del ginocchio, per comprenderla a dovere è necessario spiegare che cosa si intende in ortopedia per osteonecrosi.
Il termine osteonecrosi deriva dal greco ὀστέον (ostéon, osso) e νεκρός (nekrós, morto).
L’osteonecrosi è, dunque, la morte dell’osso, conseguenza diretta di un non adeguato afflusso di sangue ed ossigeno alla parte interessata: questa condizione porta ad un progressivo indebolimento della struttura, con possibili fratture o collasso nei casi più gravi.
Le zone più interessate da necrosi avascolare sono le parti finali delle ossa lunghe: il femore è statisticamente l’osso più interessato, sia per quanto riguarda la sua articolazione con l’anca che con la tibia.
Per questo motivo, si distinguono due tipologie di osteonecrosi:
Sono invece minori i casi che interessano la spalla e altre ossa del nostro corpo.
L’osteonecrosi del ginocchio è, appunto, la morte degli osteociti e del midollo osseo, che interessa in genere il condilo femorale mediale presente nell’estremità distale, la parte a contatto con la tibia.
Possiamo distinguerne due forme principali:
Come anticipato prima, non vi sono in questo caso delle cause specifiche, ma alcuni fattori di rischio che possono influenzare la comparsa:
Questa forma viene anche chiamata osteonecrosi spontanea del ginocchio, in quanto la sua insorgenza è improvvisa, senza aver subito alcun tipo di trauma.
L’osteonecrosi secondaria è la più frequente, soprattutto a seguito di traumi: va infatti sospettata nei casi in cui il paziente, dopo un lungo periodo, accusa ancora dolore a seguito di una frattura saldata.
Altre condizioni che possono comportarne la comparsa sono:
Per questi motivi non vi è un’età statisticamente più soggetta alla patologia, in quanto sono condizioni o terapie che possono essere affrontate durante tutto l’arco della vita.
I sintomi più comuni dell’osteonecrosi del ginocchio sono:
Come accennato prima, la morte dell’osso ne indebolisce la struttura molecolare, con potenziali fratture anche gravi.
Spesso la sintomatologia viene avvertita quando la necrosi avascolare è già in una fase avanzata: questo aspetto influisce sulle scelte terapeutiche disponibili, in quanto solo nelle prime fasi è possibile intervenire con terapie conservative, spesso efficaci e risolutive.
Nei casi più gravi, infatti, l’osteonecrosi può portare ad un appiattimento della superficie cartilaginea, con conseguente gonartrosi e necessario impianto di protesi di ginocchio.
Per una diagnosi corretta bisogna necessariamente sottoporsi ad esami di imaging, come:
La risoluzione di questa patologia, come anticipato prima, è legata alla precocità della sua individuazione: per questo è importante, alle prime avvisaglie, prenotare una visita specialistica, per poter intervenire immediatamente e scongiurare peggioramenti di ogni tipo.
La terapia per l'osteonecrosi del ginocchio si basa su numerosi fattori, tra cui sicuramente, come già accennato, la precocità della diagnosi, senza sottovalutare la gravità dell'osteonecrosi e l'età del paziente.
Ad ogni modo il primo approccio da tentare è sempre conservativo.
Quando le lesioni sono:
vi è una possibilità di risoluzione del problema evitando l’intervento chirurgico.
Per alleviare il dolore si ricorre all'assunzione di farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS), associata a programmi di fisioterapia e riposo.
Il medico potrà, inoltre, valutare la magnetoterapia o la tecarterapia, da effettuare congiuntamente al trattamento per l’eliminazione del dolore.
I casi più gravi, tuttavia, vanno necessariamente trattati chirurgicamente, in quanto saranno soggetti ad un deterioramento progressivo.
I trattamenti chirurgici vengono indicati nei casi più gravi di necrosi avascolare, con un’efficacia maggiore se effettuati prima del collasso articolare.
Gli interventi fondamentali sono:
La decompressione del nucleo è la scelta primaria quando le possibilità di evitare il collasso articolare sono buone.
Il procedimento prevede la rimozione del nucleo osseo dalla regione interessata dalla necrosi, eseguendo dei piccoli fori per abbassare la pressione tra le ossa e cercare di favorire una nuova vascolarizzazione.
Questa soluzione può essere utilizzata anche in alcuni casi lievi, con percentuali di successo molto buone.
A seguito dell’intervento di decompressione del nucleo, il paziente dovrà utilizzare dei supporti per la deambulazione per 6 settimane, così da non stressare l’articolazione e permettere una rigenerazione efficace.
La protesi di ginocchio viene presa in considerazione nei casi più gravi, per fermare il carattere cronico dell’osteonecrosi del ginocchio e per alleviare i sintomi associati alla condizione.
Grazie ad una maggiore tecnica chirurgica e ai sempre più numerosi studi sulle protesi, al momento si possono applicare:
Queste ultime permettono di intervenire solo sulla parte interessata, preservando il resto dell’articolazione in caso di necessità future.
Dopo 4-6 settimane sarà possibile riprendere, nei limiti del possibile, le proprie abitudini quotidiane, ottenendo un recupero completo dopo 3 mesi dall’intervento.
Ad ogni modo, i tempi di recupero variano in base all’età e allo stato di salute generale del paziente, nonché dalla protesi utilizzata e dalla qualità dell’osso operato.
