L’osteonecrosi del ginocchio è un fenomeno particolare che interessa l’estremità del femore.

Chiamata anche necrosi avascolare, necrosi ossea o infarto osseo, può essere spontanea ed avere un’insorgenza improvvisa, oppure essere la conseguenza di un trauma.

Prima di approfondire questa patologia quando interessa il ginocchio, per comprenderla a dovere, è necessario spiegare che cosa si intende in ortopedia per osteonecrosi.

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Che cos’è un osteonecrosi?

Il termine osteonecrosi deriva dal greco ὀστέον (ostéon, osso) e νεκρός (nekrós, morto).

L’osteonecrosi, quindi, come indicano i due termini, è la morte dell’osso, conseguenza diretta di un non adeguato afflusso di sangue ed ossigeno alla parte interessata: questa condizione porta ad un progressivo indebolimento, con possibili fratture o collasso nei casi più gravi.

Le zone più interessate ad osteonecrosi sono le parti finali delle ossa lunghe: il femore è, appunto, quello più interessato, sia per quanto riguarda la sua articolazione con l’anca che con la tibia. Sono invece minori i casi che interessano la spalla.

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L’osteonecrosi del ginocchio

femore anatomia

 

L’osteonecrosi del ginocchio è, appunto, la morte degli osteociti e del midollo osseo, che interessa in genere il condilo mediale del femore, presente nell’estremità distale (la parte a contatto con la tibia).

Quando interessa l’estremità prossimale, invece, si parla di osteonecrosi dell’anca.

Possiamo distinguerne due forme principali:

  • osteonecrosi primaria, quando questa non è riconducibile ad altre cause;
  • osteonecrosi secondaria, generata da altri fattori.

condili femorali

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Osteonecrosi primaria

Come anticipato prima, non vi sono in questo caso delle cause specifiche, ma alcuni fattori di rischio che possono influenzare la comparsa:

  • alcolismo;
  • obesità;
  • alta concentrazione nel sangue di acido urico;
  • colesterolo alto;
  • diabete.

Questa forma viene anche chiamata osteonecrosi spontanea del ginocchio, in quanto la sua insorgenza è improvvisa, senza aver subito alcun tipo di trauma.

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Osteonecrosi secondaria

L’osteonecrosi secondaria è la più frequente, soprattutto a seguito di traumi: va infatti sospettata nei casi in cui il paziente, dopo un lungo periodo, accusa ancora dolore a seguito di una frattura saldata.

Altre condizioni che possono comportarne la comparsa sono:

  • cicli di radioterapia prolungati;
  • problemi di coagulazione con conseguente embolia;
  • terapie cortisoniche protratte a lungo;
  • compressione extravascolare.

Per questi motivi non vi è un’età più colpita, in quanto sono condizioni o terapie che possono essere affrontate durante tutto l’arco della vita.

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Sintomatologia

infarto osseo

I sintomi più comuni dell’osteonecrosi secondaria del ginocchio sono:

  • rigidità articolare;
  • dolore intermittente ed acuto a seguito di uno sforzo;
  • collasso progressivo dell’articolazione, con dolore persistente anche a riposo;
  • gonfiore;
  • reumatismi.

Come accennato prima, la morte dell’osso ne indebolisce la struttura molecolare, con potenziali fratture anche gravi.

Spesso la sintomatologia viene avvertita quando la necrosi avascolare è già in una fase avanzata: il suo trattamento, infatti, è più efficace in base allo stadio in cui viene trattata.

Nei casi più gravi, l’osteonecrosi può portare ad un appiattimento della superficie cartilaginea, con conseguente gonartrosi e necessario impianto di protesi di ginocchio.

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Necrosi avascolare: diagnosi

Per una diagnosi corretta bisogna necessariamente sottoporsi ad esami di imaging, come:

  • radiografia, che permetterà di individuare le aree di sclerosi e di trasparenza;
  • risonanza magnetica nucleare (RMN), fondamentale ad approfondire ulteriormente le aree interessate.

La risoluzione di questa patologia, come anticipato prima, è legata alla precocità della sua individuazione: per questo è importante, alle prime avvisaglie, prenotare una visita specialistica, per poter intervenire immediatamente e scongiurare peggioramenti di ogni tipo.

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Trattamenti non chirurgici

tecarterapia ginocchio

Quando le lesioni sono lievi e asintomatiche, vi è una possibilità di risoluzione del problema senza l’intervento chirurgico.

La soluzione per alleviare il dolore (se presente) è la terapia farmacologica con FANS, fisioterapia e riposo.

Il medico potrà, inoltre, valutare la magnetoterapia o la tecarterapia, da effettuare congiuntamente al trattamento per l’eliminazione del dolore.

I casi più gravi, tuttavia, vanno necessariamente trattati chirurgicamente, in quanto saranno soggetti ad un deterioramento progressivo.

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Trattamenti chirurgici

I trattamenti chirurgici vengono indicati nei casi più gravi di necrosi avascolare, con un’efficacia maggiore se effettuati prima del collasso articolare.

Gli interventi fondamentali sono:

  • la decompressione del nucleo;
  • l’impianto di protesi di ginocchio.

La decompressione del nucleo è la scelta primaria quando le possibilità di evitare il collasso articolare sono buone. Il procedimento prevede la rimozione del nucleo osseo dalla regione interessata dalla necrosi, eseguendo dei piccoli fori per abbassare la pressione tra le ossa ed incentivarne la rigenerazione.

Questa soluzione può essere utilizzata anche in alcuni casi lievi, con una percentuale di successo molto buona.

A seguito dell’intervento di decompressione del nucleo, il paziente dovrà utilizzare dei supporti per la deambulazione per 6 settimane, così da non stressare l’articolazione e permettere una rigenerazione efficace.

La protesi di ginocchio può essere la soluzione nei casi più gravi, per fermare il carattere cronico dell’osteonecrosi e per alleviare i sintomi.

Grazie ad una maggiore conoscenza anatomica e ai sempre più numerosi studi sulle protesi, al momento si possono applicare:

Queste ultime permettono di intervenire solo sulla parte interessata, preservando il resto dell’articolazione e ottenendo degli ottimi risultati.

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